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sabato 20 maggio 2017
In libreria ‘Nato per arrivare lontano’, la storia vera di un artista del narcotraffico mondiale
venerdì 24 febbraio 2017
Storia dell’acqua nella religione: fra ambiente e spiritualità
martedì 8 marzo 2016
Una nuova vetrina per le ceramiche di Civita Castellana
On line la nuova vetrina dedicata alle Ceramiche di Civita Castellana
In anteprima per gli appassionati e soprattutto intenditori di sanitari bagno, è il nuovo portale delle Ceramiche di Civita Castellana, centro della produzione ceramica Italiana. Il nuovo sito rappresenta una vera e propria vetrina aziendale dove è possibile vedere i migliori brand per quanto riguarda l'arredamento bagno ed in particolar modo della ceramica di Civita Castellana dove sarà possibile venire a conoscenza delle ultime novità della ceramica e delle nuove tendenze di design che ogni anno si hanno per l’arredamento del bagno. Già con l’avvento del Cersaie ogni anno vengono lanciate sul mercato tante proposte innovative sia nel design che novità nell’utilizzo di alcuni articoli. All’interno del portale web dedicato alla ceramica vi sono diverse sessioni; a partire dall'esposizione delle migliori fabbriche di ceramica, con una vetrina prodotti con informazioni tecniche e nme dl produttore che sezioni per curiosare sulla storia della ceramica in generale, le origini, come si sviluppò nel comprensorio di Civita Castellana. In effetti è interessante curiosare su come nacque la produzione e la lavorazione della ceramica in generale e soprattutto come essa arricchì questo piccolo paese ad oggi con meno di 20.000 abitanti, dando la possibilità a tutti i suoi cittadini di vantare di un occupazione sicura per tutto il corso della vita.La novità del portale della Ceramica di Civita Castellana stà sia nel far conoscere in anteprima le nuove realizzazioni delle aziende ceramiche civitoniche , sia nel rappresentare una valida guida per tutti coloro interessati a conoscere più da vicino il mondo storico, artistico e tradizionale della città di Civita Castellana.
lunedì 7 aprile 2014
Nuova pubblicazione per "i Saggi di Collana Imperium": "Cosplay – Arte ludica contemporanea"
L’AUTRICE - Anna Castelli, storica dell’arte, è laureata in lingue e letterature orientali con una tesi sul teatro kabuki. Da sempre appassionata di Venezia, si batte per la conservazione del suo patrimonio storico e artistico nella maniera che più le viene naturale: scrivendo romanzi sulla città. Ha pubblicato “Emozioni Veneziane” (Elmi’s World – 2012, prefazione di Tinto Brass), “Alchimia Veneziana” (Lettere Animate – 2012), “Venetian Illusions” (Collana Imperium – 2013 – in lingua inglese).
venerdì 20 aprile 2012
Cnr: Ritrovati i gemelli di Antonio e Cleopatra
mercoledì 8 giugno 2011
La storia della condivisione dall'analogico al digitale di Ben & Jerry's
In occasione del lancio dei suoi gelati in Italia, Ben & Jerry's ha deciso di proporre alcune storie grafiche legate al marchio e a ciò che esso evoca.
Ben & Jerry’s, per questa campagna, si è impegnata concretamente a finanziare 25 Good Ideasche siano esse associazioni, cooperative sociali, fondazioni, ONG, Onlus o semplicemente start-up il cui obiettivo è quello di “migliorare la qualità della nostra vita”.
Le associazioni possono autocandidarsi compilando il form di registrazione all’indirizzo http://bit.ly/buoneidee oppure possono essere segnalate dagli utenti.
Qui ci sono le linee guida dell’iniziativa, mentre qui si possono votare le "Top Ideas" già partecipanti.
domenica 30 agosto 2009
Nova Milanese e Memoria Storica
raccoglie le memorie dei lager
La Biblioteca Civica di Nova Milanese, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale, si occupa, dagli anni'70, di un aspetto molto specifico di un segmento storico relativo alla seconda guerra mondiale, che riguarda la deportazione, in particolare, per motivi politici. La biblioteca e l'ente comunale novesi costituiscono un autentico punto di riferimento valido e importante per le scuole del territorio locale e non solo, tramite informazioni bibliografiche, videotestimonianze, mostre itineranti tematiche e incontri pubblici con ex-deportati (tra cui "Sacerdoti nei lager", "Donne nei lager"ecc…e mostre "Sterminio in Europa", "Il Lager di Bolzano", "La risiera di San Saba"), alla luce del rinnovato interesse nei confronti della storia contemporanea, che l'ex Ministro della pubblica istruzione Berlinguer ha in passato prospettato, al fine di promuovere in ambito scolastico, per le giovani generazioni, l'opportunità di prendere coscienza degli orrori generati dall'intolleranza nei confronti delle diversità, che sfocia inesorabilmente nel conflitto.
Quando si parla di "lager" vengono in mente l'olocausto, la Shoah, l'antisemitismo, il razzismo ed è messo in ombra chi ha vissuto la tragica esperienza per motivi politici: scioperi contro il regime fascista, la militanza politica partigiana ecc…
In particolare la Biblioteca di Nova Milanese conduce dal 1996, in collaborazione con l'archivio storico della città di Bolzano, un importante progetto di realizzazione, reperimento, registrazione e catalogazione di videotestimonianze e interviste ai sopravvissuti italiani nei lager nazisti, montate in filmato e realizzate in numerose copie distribuite gratuitamente alle scuole, agli istituti e agli enti che ne fanno richiesta. Alla luce degli eventi storici attuali che si ripetono in diverse situazioni e condizioni, in seguito alla perdita di memoria storica che tocca i belligeranti, i popoli in guerra civile, in regimi dittatoriali repressivi nel mondo, tale iniziativa costituisce un punto di riferimento e di riflessione sul passato, al vaglio del presente, circa gli errori commessi, dove i conflitti armati non portano soluzioni e la perdita di memoria è causa dell'intolleranza cieca e del conflitto.
La biblioteca di Nova Milanese con il contributo dell'ANED. (associazione nazionale ex deportati) e dell'ANPI. (associazione nazionale ex partigiani), in collaborazione con l'archivio storico di Bolzano e con le relative amministrazioni comunali, rispettivamente impegnate nei progetti dal titolo "Per non dimenticare…" e "Storia e memoria: il lager di Bolzano", organizza ogni due anni una manifestazione intitolata "La memoria in rassegna", che consiste nella raccolta e proiezione di videotestimonianze relative ai temi della resistenza, deportazione e liberazione, dove trovano spazio testimonianze di molti protagonisti di avvenimenti resistenziali e dei pochi sopravvissuti ai lager nazisti, grazie a cui risulta possibile ricostruire quanto avvenuto nei campi di concentramento e sterminio.
"La memoria in rassegna", manifestazione giunta alla terza edizione a livello internazionale, a cui partecipano enti pubblici (Regioni, Province e Comuni) scuole e associazioni che abbiano prodotto video attinenti alla tematica in oggetto, viene presentata sia a Nova Milanese che a Bolzano. Vengono redatte diverse edizioni del catalogo video in quattro lingue (Italiano, francese, inglese e tedesco) con tutte le informazioni utili per facilitare la consultazione e la ricerca. Attualmente l'Archivio Audiovisivo della Memoria conta 140 videocassette e rappresenta l'unica fonte in Italia legata al tema della deportazione politica: esiste un altro archivio a livello nazionale il Cedec (centro di documentazione sulla deportazione ebraica) relativo, appunto, esclusivamente alle questioni razziali.
Con tale rassegna si raggiungono altri obiettivi:
- raccogliere produzioni difficilmente reperibili
- valorizzare la storia del territorio, teatro degli eventi
- stimolare la scuola ad attività di ricerca storica e ad una comunicazione particolare e specifica, tramite la pluralità di strumenti linguistico espressivi.
La Biblioteca di Nova Milanese, oltre alle videotestimonianze della rassegna tratte dalle interviste ai sopravvissuti italiani dei lager nazisti, realizza altri video in occasione del viaggio-studio che annualmente viene intrapreso con alcune classi delle scuole medie statali novesi presso i campi di prigionia, in particolare a Ebensee, a Gusen, al castello di Hartheim (sottocampi di Mauthausen) e proprio a Mauthausen, dove la prima domenica di Maggio di ogni anno, si svolge una manifestazione internazionale per ricordare la liberazione dei lager nazisti, durante cui la biblioteca di Nova Milanese realizza un assiduo lavoro di documentazione e ricerca con i gruppi classe. In tale prospettiva, il "viaggio" assume una duplice valenza per gli studenti: conoscere, capire e ricordare gli avvenimenti storici in un'occasione importante, dove è loro possibile apprendere, "fare scuola" fuori dalle mura degli edifici, praticando un'alternativa tipologia di "scuola aperta", all'interno di un contesto storico reale. La visita guidata (viaggio/studio) presso i campi di concentramento costituisce un'ulteriore verifica relativa alla ricerca e al recupero della memoria storica riguardante le deportazioni di motivo non solo razziale, ma anche politico, eventi ricollegabili al concetto di diversità e differenza culturale tra individui. L'altro risvolto dell'iniziativa, nell'ambito del discorso relativo alla divulgazione, che consiste nel portare a conoscenza i materiali raccolti in itinere, riguarda l'allestimento di mostre tematiche e l'organizzazione, in collaborazione con i docenti delle scuole medie ed elementari novesi e delle scuole medie superiori della Provincia di Milano (e anche della Regione Toscana, del Trentino, Sardegna e Piemonte) di interventi ed incontri, all'interno degli ambiti scolastici, con alcuni sopravvissuti ex deportati. Parallelamente, in collaborazione con i docenti, la Biblioteca costruisce un percorso educativo e didattico dal titolo "Conoscere e comunicare i lager" che viene proposto agli studenti per approfondire la conoscenza relativa al fenomeno concentrazionario.
Questo immane lavoro di recupero e divulgazione ha ottenuto riconoscimenti a livello nazionale e internazionale. Infatti "La memoria in Rassegna" si svolge sotto l'alto patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con i patrocini della Rappresentanza Italiana della Commissione Europea, del Presidente del Senato della Repubblica, del Presidente della Camera, del Ministero della Pubblica Istruzione, del Ministero dei beni e attività culturali, del Presidente della Regione Lombardia, del Presidente della Provincia di Milano e dell'Istituto Ernesto De Martino.
In seguito alle collaborazioni con la RAI di Milano e di Bolzano, nell'ambito di due programmi educativo-didattici, legati al mondo della scuola (Pico e Mosaico), attualmente, con la sede centrale di Roma di RAI Educational, l'amministrazione di Nova e l'Ente comunale di Bolzano hanno sottoscritto un accordo con cui la RAI si è impegnata ad acquisire 50 videotestimonianze realizzate dalla biblioteca, a cui seguiranno la messa in onda e ulteriori sviluppi. Da questa immane attività si sviluppa l'intento di recupero di una memoria storica importante che difficilmente traspare dai manuali storici scolastici e specialistici inerenti la deportazione. Dalle videotestimonianze si risale, rievocando e rimembrando (ricostruendo gli eventi) attraverso il ricordo, alle vicende, ai luoghi e ai motivi di arresto.
Dall'8 Settembre 1943 al 1945, prima del 25 Aprile, sono state deportate dall'Italia, secondo dati purtroppo incerti, non verificabili per l'assenza di un preciso ed attendibile censimento, circa 40.000 persone tra bambini, donne e uomini, di cui circa solo 10.000 sono stati deportati per motivi razziali (in base ai dati della ricercatrice del Cedec di Milano Picciotto Fargion che appaiono nella pubblicazione dal titolo "Il Libro della Memoria"). Dunque, una rilevante rimanenza (30.000 prigionieri) catturata per motivi politici, dove nel "politico" rientrano diverse categorie di persone, antifascisti, partigiani armati, o partecipanti a scioperi, dissidenti rispetto al sistema vigente, ostaggi e persone catturate durante un rastrellamento che anche attualmente non conoscono le motivazioni dell'arresto. Dai racconti si evince un discorso di connivenza e collaborazionismo della Guardia Nazionale Repubblichina con il nazifascismo (aspetti ricavabili da fonti primarie).
Quindi dalle testimonianze si ricavano diversi elementi utili al fine della ricostruzione storica, come tutta quella gamma di sentimenti e stati d'animo collegati alla separazione dal proprio territorio, dal nucleo famigliare, dalla cerchia dei compagni, si risale al "transport" in carri merci dove i deportati erano stipati e condotti a Fossoli, a Bolzano e nei lager d'oltralpe, come Dachau, Flossenburg, Ravensbruck, Mauthausen e, da questi campi principali, nei sottocampi come Gusen 1, Gusen 2, Ebensee, dove soprattutto i deportati morivano attraverso una condizione esistenziale precaria e di stenti, apparentemente privilegiata a detta degli aguzzini, che nell'etica comune, secondo la normale scala di valori umana attribuisce dignità all'individuo: l'etica del lavoro, che, al contrario, in quel contesto diventava schiavismo, i cui ritmi, per le condizioni precarie, la mancanza d'igiene, la scarsissima alimentazione e le vessazioni a cui erano sottoposti i prigionieri, portava alla inesorabile morte per stenti.
Il 5 Maggio del 1945, con la liberazione di Mauthausen, gli italiani reduci ammontavano a 4500 unità circa.
Dalle testimonianze si evince la mappatura dei sottocampi, le tipologie di lavoro, i nomi delle ditte che commissionavano il lavoro, il tipo di produzione, prevalentemente a carattere bellico, i percorsi di sopravvivenza (in che modo i testimoni sono riusciti a salvarsi).
Da un censimento della Gazzetta Ufficiale tedesca risulta che più di 1600 erano i campi di sterminio installati in Europa. In Italia i campi nazifascisti erano quelli di Fossoli, di Bolzano, la Risiera di San Saba a Trieste e Borgo San Dalmazzo a Cuneo. Il fenomeno concentrazionario è considerato uno dei punti di rottura, di crisi nella storia dell'umanità: dopo "il Lager" l'evoluzione, la storia dell'uomo è cambiata, per il fantasma di una prospettiva storica di regressione degradante.
Gli Italiani sono stati gli ultimi a rientrare in patria, anche con mezzi di fortuna, dopo mesi di attesa estenuante nei lager. Da tale situazione si ricava una forte denuncia nei confronti delle istituzioni sociali e politiche del tempo, eccetto l'Opera Pontificia che ha organizzato la fase difficoltosa del rientro in patria, la quale presentava il rilevante problema, il dramma dell'accoglienza, della re-integrazione nel Paese d'origine e il reinserimento nella società (ricostruirsi una famiglia, ritrovare il lavoro…), dove risultava molto carente anche l'assistenza sanitaria (soprattutto per la riabilitazione da malattie infettive e dell'apparato respiratorio). Lo Stato Italiano ha riconosciuto un vitalizio, per giunta scarso, esiguo, agli ex deportati solo negli anni '80.
L'ANED ha coniato un motto "diamo un futuro alla memoria" attraverso un percorso di responsabilizzazione e di trasmissione della conoscenza rivolto ai giovani. Attualmente dei quattro campi nazisti installati in Italia ( a Fossoli, Bolzano, Trieste, Cuneo) è rimasto ben poco: solo lapidi, baracche manomesse e fatiscenti, muri di recinzione, brandelli di binari costituiscono i reperti superstiti, sopravvissuti all'incuria, al degrado del tempo…ed oltre a tale condizione degradata dell'esistente, il relativo abuso della speculazione edilizia. Non esiste responsabilità per la conservazione e la valorizzazione del bene storico, del reperto testimoniante il passato, l'accaduto. I sopravvissuti sono ormai anziani e molti non hanno mai confidato ad altri la propria esperienza, anche perché dopo il '45, pochi credevano agli eventi accaduti prima della liberazione.
I testimoni vanno scomparendo ed i segni del passato non risultano sufficientemente tutelati: occorre recuperare la memoria storica, per ricostruire il rapporto tra gli eventi, per dare voce alla storia. "I segni del tempo" all'interno di un percorso didattico possono fornire alle scuole una serie di elementi storici al fine di conoscere e valorizzare il territorio in cui vivono, da cui recuperare le testimonianze del passato, per riconoscersi in esso ed identificarvisi.
L'IRRE potrebbe proporre agli insegnanti una serie di momenti di formazione finalizzati alla realizzazione di unità didattiche entro un'ampia scansione, toccando i seguenti punti e argomenti:
n l'uso didattico delle fonti orali nelle scuole (dove il testimone è fonte diretta)
n cultura materiale (come visitare dal punto di vista educativo e didattico uno spazio lager, come è organizzato, finalità della collocazione geografica ecc…)
n la didattica museale (nelle nuove architetture, sorte sul preesistente, si riscontra la presenza di musei relativi alla deportazione)
n progetto per costruire un percorso di visita guidata.
n Progetto per l'elaborazione di percorsi urbani, in ambito territoriale locale (territori cittadini) finalizzati al riconoscimento, all'individuazione dei segni del tempo, della storia, per analizzare e interpretare i luoghi di dedicazione, la toponomastica, testimonianti un passato gravido di significati, contenuti e valori necessari per vivere ed apprezzare l'attualità della democrazia.
La vita dei partigiani e di tutti i deportati nei lager è stata resa sacra, "sacrificata" per ideali di libertà, di uguaglianza, per realizzare la possibilità di vivere in uno stato in cui i diritti inviolabili della persona non vengano calpestati dall'istituzione, dal regime dittatoriale che si pone come giudice censore della libera opinione dell'"altro", del pensiero dell'individuo.
L'ANED sottolinea che il richiamo all'antifascismo di tali iniziative non presenta nulla di retorico. Tale richiamo, "…per non dimenticare", cesserà di costituire un'esigenza politica primaria solo quando tutte le forze politiche daranno prova di convenire sull'attuazione di un'unica e vera concezione della democrazia, priva di subdole pretese revisioniste e, addirittura, negazioniste. Il mondo contemporaneo, in cui si moltiplicano i focolai del conflitto, dimostra un'assoluta esigenza di movimenti antifascisti, motivo di disapprovazione contro guerre e varie forme di discriminazione razziale, politica e religiosa.
Laura Tussi
martedì 30 dicembre 2008
PREMIO GIUSEPPE SPINA PER LA STORIA
(Scadenza 31/01/2009)
E' indetto il premio "Giuseppe Spina" per la storia del XX secolo. Al premio potranno concorrere le opere (edite ed inedite) di autori italiani e stranieri su argomenti di Storia Contemporanea del secolo XX.
Il premio ha cadenza biennale.
Il premio sarà assegnato a Roma nel mese di Maggio 2009.
Sono bandite due sezioni:
• opere stampate in italiano
• lavori inediti: tesi di laurea, ricerche, memorie, testimonianze
Prima Sezione: opere edite
• Possono concorrere tutte le opere pubblicate dal 1° gennaio 2007 al 31 dicembre 2008 in lingua italiana da editori italiani e stranieri.
• Le opere devono pervenire alla Segreteria del Premio al seguente indirizzo
Associazione Culturale IL SIGILLO
Segreteria premio "Giuseppe Spina"
Via Santamaura, 15 – 00192 ROMA
entro e non oltre il 31 Gennaio 2009, in 3 (tre) esemplari.
• Saranno assegnati i seguenti premi:
1° class. Euro 1000,00
2° class. Euro 500,00
3° class. Euro 250,00
Seconda Sezione: opere inedite
• Possono concorrere i lavori liberi da vincoli editoriali e non ancora editati.
• Le opere devono pervenire alla Segreteria del Premio entro e non oltre il 31 Gennaio 2009 in duplice copia cartacea, accompagnate da supporto elettronico (cd rom – dischetto o altro supporto informatico).
• Saranno assegnati i seguenti premi
1° class. Euro 1000,00
2° class. Euro 500,00
3° class. Euro 250,00
Per tutti i premiati è inoltre previsto un regolare contratto di pubblicazione dei lavori con diritti d'autore da parte delle edizioni
SETTIMO SIGILLO.
Giuria
Per ambedue le sezioni le opere saranno esaminate da una Giuria composta da esponenti del mondo della cultura, il cui giudizio è inappellabile ed insindacabile.
Premiazione
I premi saranno consegnati durante una pubblica cerimonia a Roma, alla quale saranno invitati per tempo gli autori e gli editori (per la prima sezione).
Gli autori sono tenuti ad essere presenti, pena la non corresponsione dei premi. La partecipazione al Premio comporta la piena accettazione del presente bando.
domenica 30 novembre 2008
Napoli: Storia di Secondigliano
La prima citazione documentale ufficiale risale al 10 Ottobre 1113. Il documento cita un contratto d'affitto di un fondo posto in "Villa Secundillani". Altri documenti, riportanti il nome "Secondilianum" e "Secundillanum", risalgono invece al regno di Carlo D'Angiò e di Carlo II ma di essi non si trova alcuna notizia fra i casali di Napoli sotto l'imperatore Federico II. Nella santa visita dell'arcivescovo del 1542 viene citato il "casale Secondigliani".
Nei periodi della dominazione normanna, sveva, angioina ed aragonese, Secondigliano, pur essendo Casale, non aveva né le caratteristiche architettoniche né urbanistiche di un vero e proprio Casale regio, caratteristiche che assumerà solo in età vicereale, verso la fine del 1500 e l'inizio del 1600 dopo l'apertura della strada di Capodichino, che renderà Secondigliano accessibile anche dalla pianura. L'economia dell'antico casale si basava soprattutto sull'agricoltura e la vita quotidiana era regolata da rapporti di tipo feudale.
Nel corso del 1600 anche Secondigliano, come gli altri Casali di Napoli, si trasformò in Universitas, unità amministrativa indipendente governata da assemblee popolari. Il casale riforniva gran parte della città di frutta, vino, grano, ortaggi, cereali grazie alle sue fertilissime campagne a 150 mt. di altitudine. Particolarmente fiorente era la coltivazione del gelso da cui si ricavava seta di eccelsa qualità. Dall'allevamento dei maiali e dalla macellazione delle carni si ricavava il rinomato "salame di Secondigliano", la cui ricetta è andata perduta nel corso dei secoli.
Agli inizi del 1800 le Universitas, istituzioni ormai obsolete, furono abolite e convertite in comuni autonomi.
Nel 1925 Secondigliano fu annesso al Comune di Napoli, acquistando sempre di più i caratteri della "periferia". Fino agli anni '50 però il quartiere conservò le sue caratteristiche di borgo rurale, divenendo meta di scampagnate, preferita dalle famiglie napoletane per l'aria salubre e la presenza di numerose trattorie. Causa del degrado che ancora oggi affligge il quartiere è stata l'edilizia selvaggia degli anni '60, che ha reso Secondigliano zona di edilizia popolare ove confinare i ceti più bassi, distruggendone le rimanenti aree verdi.
Scritto da Franco Spada e Nando Merisi per Bella Napoli, il turismo e la cultura di Napoli ...fatti da voi!
La storia dell'Umbria... radice antichissime!
In età del ferro gli Umbri, popolo di origine indoeuropea, occupavano la sponda orientale mentre gli Etruschi, popolo probabilmente più "giovane" rispetto agli Umbri, occupavano la parte occidentale. L'antica divisione, che sfociò spesso in aperto antagonismo, fra i due popoli è ancora testimoniata dalle tracce storiche, culturali, etniche e urbanistiche delle due zone. Nelle importantissime Tavole Eugubine, risalenti al II sec. a.C. e redatte in Latino ed Etrusco, è contenuta una fondamentale testimonianza della superiorità politica e religiosa di cui godevano nel VII sec. a.C. le città etrusco-tiberine (Orvieto e Perugia).
La storia dell'Umbria prosegue poi con i Romani che furno i primi ad imporsi contemporaneamente sulle due popolazioni, conquistando l'intera regione e soffocando un vano tentativo di difesa armata attuato da Umbri e Etruschi con i loro alleati Galli e Sanniti. Nel 299 a.C. i Romani fondarono la colonia di Narni, mentre nel 241 a.C. fu la volta di Spoleto. Grazie alla tolleranza con cui trattarono le popolazioni locali, i Romani si assicurarono la lealtà di queste quando si rese necessario fermare l'avanzata di Annibale nel 217 a.C.
Grande fattore di sviluppo per la regione fu la costruzione, sempre ad opera dei Romani, della via Flaminia, che collegava Roma all'alto Adriatico, risalendo la valle tiberina. Un nuovo focolaio di rivolta però divampo a seguito di malcontenti legati alla distribuzione agraria delle terre destinate ai veterani di Cesare e Ottaviano. Nel 40 a.C. Ottaviano fu costretto ad assediare e distruggere Perugina, per poi curarne la ricostruzione.
Sotto Augusto l'Umbria visse un periodo di grande prosperità culturale e economica. Alcune zone furono bonificate, altre furono elette a residenza di ricchi patrizi, che vi insediarono grandi latifondi. Attorno alle centuriazioni, sorsero borghi e le città si arricchirono di grandi opere pubbliche.
In epoca tardoantica, sotto Diocleziano, una riforma voluta dall'imperatore dissolse il confine naturale del Tevere tra Etruria e Umbria, costituendo un'unica regione chiamata Tuscania.
A partire dal XIV sec. però, la difficoltà a reggere la concorrenza commerciale delle città toscane e marchigiane affacciate sul mare e diverse tensioni sociali fecero sì che in molte città presero piede le Signorie. In questo periodo non furono poche le ribellioni contro il potere dei Papi e nella prima metà del XV il Signore di Perugia Braccio da Montone sottomise le città di Foligno, Todi, Assisi e giunse fino a Roma. Morto Braccio nel 1424, la Chiesa iniziò la riconquista dell'Umbria, restaurando il suo potere su Perugina nel 1540. Solo Gubbio rimase nelle mani del Duca di Urbino.
L'Umbria fu così ridotta ad una semplice provincia dei territori della Chiesa fino al 1860, quando fu incorporata dalle truppe piemontesi nel neonato stato italiano, facendola ritornare alla sua originaria identificazione storico-territoriale romana come regione Umbria.
Scritto da Nando Merisi e Franco Spada per Expo Umbria, il turismo e la cultura della verde Umbria ...fatti da voi!
mercoledì 12 novembre 2008
I giardini rosminiani: esperienze di vita filtrate dal ricordo
Edito da Dante & Descartes, “I giardini rosminiani” è il memoriale di Almerico Realfonzo, che ripercorre l’intensa esperienza di vita vissuta alla fine del secondo conflitto mondiale, a Domodossola, nel '43-44, tra gli albori della Resistenza e la vigilia della Repubblica partigiana, fino agli ultimi fuochi della guerra civile, a Milano, tra l'autunno del '44 e la Liberazione.
Ingegnere, professore universitario, autore di numerosi testi scientifici, Almerico Realfonzo torna, oggi, agli antichi amori letterari, pubblicando I giardini rosminiani, tra memoria storica e autobiografia.
L’opera è un lungo racconto che ripercorre le intense esperienze di vita vissuta dall'autore, allora giovanissimo, alla fine del secondo conflitto mondiale, tra la Val d’Ossola e Milano, negli anni 1943-1945, tra gli albori della Resistenza e la vigilia della Repubblica partigiana.
Attraverso una prosa «affascinante ed evocativa, di forte suggestione, e insieme dotata di una precisione “tecnica”, un nitore da ingegnere-umanista» – scrive lo storico Guido D’Agostino nella sua Prefazione – Realfonzo consegna al lettore «un percorso di vita, con al centro l’iniziazione a un rapporto peculiare con la storia, la vita, la politica; un percorso individuale, certo, ma che ben può fotografare, per così dire, un più vasto e comune sentire, di giovani e giovanissimi italiani e italiane, di sessant’anni fa, e che oggi hanno voglia, possibilità e urgenza di parlare a tutti noi».
“Un'atmosfera indescrivibile, quella di Domo '43-44”, dice Realfonzo, “che mescolava l'oppressione politico-militare, l'incombente presenza dei tedeschi e delle milizie fasciste, la violenza che praticavano, il senso di morte della patria, alle notizie sulla guerra dei ragazzi partigiani che vivevamo come speranze di liberazione e di riscatto. Un clima che esaltava, per contrasto, i piccoli valori del quotidiano, le amicizie, gli amori giovanili, i pochi piaceri: il cinema, le gite in comitiva, le feste comandate.
E poi, forse, un senso di avventura e, insieme, di frontiera, quello che chiamo il “sembiante cinematografico” di quell'epoca e di quei luoghi, che mi restituiscono le immagini della Domo di quegli anni, il suo clima, come, appunto, un luogo di frontiera, di transito e insieme di rifugio, ai margini della grande storia che si svolgeva in Europa e nei mondo”. “Quanto all a straordinaria avventura della Repubblica dell'Ossola”, aggiunge, “credo che nessuna ricostruzione possa renderne il clima meglio di una “frase incandescente” di Gianfranco Contini di Domodossola entra nella storia: “Chi è stato nell'Ossola fra il settembre e l'ottobre '44 ha veramente respirato l'aria esilarante della libertà”.
Il libro sarà presentato dai Professori Guido D'Agostino ed Aldo Trione, il 26 novembre, a Napoli, nella prestigiosa sede dell'Istituto Italiano per gli studi filosofici, Palazzo Serra di Cassano, via Monte di Dio (ore 17). Successivamente sarà presentato, nelle principali città italiane.
Almerico Realfonzo
I Giardini Rosminiani
Libreria Dante & Descartes, Napoli
pp.127, € 12
Per ulteriori informazioni:
website: http://www.igiardinirosminiani.com
mailto: igiardinirosimiani@gmail.com
sabato 25 ottobre 2008
Concezione del femminile nella storia
IL MITO DELL'ANALISI.
Le visioni del femminile nella storia della cultura.
di LAURA TUSSI
Relativamente alla femminilità psicologica, la storia presenta dimostrazioni fisiologiche dell'inferiorità femminile, da parte di antichi e recenti studiosi.
Nel 1938 Jung tiene una conferenza agli Eranos, con l'intento di rivelare lo sfondo archetipico dell'idea dell'inferiorità femminile, con la relazione dal titolo "Aspetti psicologici dell'archetipo della madre" in cui si riscontra un collegamento tra l'archetipo materno con la terra, l'oscurità, il lato abissale dell'uomo. Il problema viene risolto in parte dall'assunzione del femminile con il dogma ecclesistico dell'Assunzione. La trasformazione della nostra visione del mondo presuppone la trasformazione della visione del femminile nell'immagine unitaria del mondo con la concezione unitaria del sé. L'idea dell'inferiorità del femminile risulta paradigmatica nella comparsa di problematiche nelle aree psicologiche, sociali e metafisiche.
Nella Genesi il maschio risulta precondizione della femmina e fondamento della sua possibilità.
Nell'embriologia, il logos subisce l'influenza dei mitemi della creazione con teorie influenzate dalle fantasie di coniunctio, di unione e congiunzione. Eschilo nelle Eumenidi presenta Apollo come il "generatore" che getta il seme e nell'interpretazione di Bachofen viene affermato il patriarcato sul matriarcato, come posizione archetipica basata sulla fantasia attribuita ad Apollo. La fantasia apollinea presenta l'inferiorità femminile della tradizione occidentale, in cui la coscienza maschile si distingue dalla visione adamitica del culto androgino dell'uomo mistico.
Le teorie della procreazione consistono in mitemi della creazione con problemi di ordine ontologico. I cristiani si chiedono se Habet mulier animam, se la femmina possiede il seme. Aristotele attesta l'inferiorità femminile, sostenendo che la femmina non possiede il seme, ma solo la materia catamen, il mestruo, per cui il principio generatore attivo non è la madre, ma il padre. Diogene di Apollonia determina la donna con inferiore anima ed intelletto.
Tommaso d'Aquino sostiene che la femmina è "ignobilior e vilior" per l'impotentia generandi.
I padri della chiesa manifestano misoginia nei confronti della donna. Più tardi Galeno attribuirà alla donna la parità biologica e riproduttiva, ma sempre con una relazione misogina, perché gli organi riproduttivi stanno all'interno, nella zona del perineo, per cui la femmina risulta essere incompleta.
Dunque il maschio si presenta come prototipo compiuto e realizzato, mentre la femmina è un essere in nuce perché i suoi organi riproduttivi non sono esterni, ma racchiusi nel perineo.
Dunque ho esaminato alcuni esempi di fantasie dell'inferiorità femminile attraverso i mutamenti storici nella concezione maschile. Quando viene asserita una nominale superiorità femminile come con Galeno e Freud, si verifica solo un'enantiodromia, una ripetizione unilaterale, perché subentra la necessità della coniunctio per la procreazione, per la trasformazione del mestruo in semi.
Dunque nella storia del pensiero si attestano due errori quali la fantasia di precondizione di Adamo rispetto ad Eva e la fantasia apollinea rispetto a cui la femmina non procrea. La fantasia apollinea è una struttura archetipica delle teorie del corpo, per cui si attesta la superiorità della coscienza maschile e l'inferiorità di ogni opposto ad essa congiunto. Al 1603 risale la prima opera inglese sull'isteria di Jorden, il primo spartiacque tra superstizione e possessione rispetto alla superstizione moderna dell'isteria. Homberger sostiene che dove viene diagnosticata l'isteria la misoginia non è lontana. Nei secoli l'isteria viene identificata con la mancanza di fede. Infatti nel Malleus Maleficarum, documento ecclesiastico utilizzato per lo sterminio delle "streghe", il termine femmina viene scomposto etimologicamente con fe (fede) e minus (meno) per cui la donna avrebbe meno fede rispetto all'uomo. Dunque ci si chiede quale archetipo sta dietro l'isteria e quale weltanschauung si manifesta. Dioniso, il dio delle donne, nel suo epiteto risulta androgino, maschile e femminile insieme, uniti dall'inizio nella coniunctio come dato nell'unione degli opposti, secondo la tradizione neoplatonica. La coscienza monoteistica comporta la hybris nell'accettazione di un solo dio. Secondo Jung l'io come sé presenta molti esempi archetipici, per cui spesso l'io è un singolo sé rappresentato da immagini di unità, quali il mandala, i cristalli, le sfere. Quindi secondo Jung il sé e gli archetipi costituiscono l'antico modello dei molti nell'uno e dell'uno nei molti, nella molteplicità differenziata dei daimones e delle creature mitiche del mondo archetipico, come pluralità del sé. Questa dichiarazione di politeismo psicologico costituisce il preambolo per l'evocazione di Dioniso, che è il dio folle della pazzia. Il dionisiaco porta all'interno della psicologia delle possibilità terapeutiche, in quanto il mitico consiste nello speculum dello psicologico, presentando significati soggettivi soggiacenti negli eventi psichici. Il mito e la psicologia sono in rapporto nella metapsicologia, in quanto gli eventi dionisiaci sono espressioni mitiche che hanno un senso nell'ermeneutica psicologica. L'immagine bisessuale nella coniunctio alchemica di Jung rappresenta la struttura bisessuale di Dioniso e mette così fine alla misoginia. Nell'Isteria il demoniaco, il dionisiaco, viene e va e non possiamo manipolarlo e questi movimenti nell'io sconfinano nel circolo maniaco depressivo e nella folie circulaire, per cui secondo Freud le reazioni isteriche coincidono con una bisessualità prodromica, mentre per Jung il fine dell'analisi coincide con l'accettazione della femminilità, per cui l'inferiorità femminile non è una misoginia biologica, ma psicologica.
Nella teoria atomistica di Democrito, gli atomi sono concepiti come idee archetipiche e immagini primordiali, quali prodotti originali del fattore psichico nel parallelismo universale dei motivi mitologici delle immagini primordiali o archetipi, secondo cui l'anima è dotata di una componente femminile e ctonia. L'anima, in senso psicologico, sempre secondo Jung, è presente nelle sizigie egiziane e dei popoli antichi, come immagini universali e divine come coppie di maschile e femminile, di coniunctio e genitoriali, secondo una mitologia primitiva e secondo la filosofia cinese classica con la coppia cosmogonia dello yin (femminile) e dello yang (maschile). Il rapporto con i genitori risulta la vera origine delle idee religiose e ateistiche inconsce, infatti nella storia dei popoli gli archetipi sono in forma di miti. La proiezione è un processo inconscio e automatico di un contenuto del soggetto non cosciente che si trasferisce sull'oggetto, tanto da sembrare appartenente all'oggetto stesso. Le imago parentali proiettate, cioè sottoposte al processo di proiezione, diventano casi di traslazione.
Gli aspetti psicologici dell'archetipo della madre.
L'archetipo è un sinonimo di idea in senso platonico. Nel Corpus Hermeticum il dio è disegnato come la luce archetipica, tò archétupon fos, l'archetipo della luce, quale immagine primordiale. Nella controversia sugli universali, il nominalismo sconfigge il realismo in un capovolgimento accompagnato dall'apparizione dell'empirismo, per cui l'idea non è a priori, ma risulta elemento secondario e derivato. L'immagine originaria, l'idea, diventa un flatus vocis. I pensieri primordiali hanno un significato universale secondo l'etnopsicologia nella scuola di Durkheim, da Bastian, a Hubert a Mauss, per cui in ogni psiche coesistono forme, mitologemi, disposizioni, idee, in senso platonico che preformano e influenzano i pensieri, i sentimenti, le azioni.
Nei simboli della trasformazione secondo Jung sono descritte le proprietà dell'archetipo nei poli estremi della "madre amorosa" e della "madre terrificante", per cui l'archetipo della madre è il fondamento di un complesso materno che, sia nelle nevrosi e nelle psicosi, presenta disturbi affettivi, per cui gli effetti dell'archetipo della madre sul figlio maschio sono l'omosessualità, il dongiovannismo e l'impotenza, mentre il complesso materno sulla figlia femmina presenta ipertrofia femminile o atrofia e nello sviluppo femminile si nota il riaffiorare di istinti femminili o materni. L'eros si può presentare solo in dimensione materna. Oppure quando si riscontra un esagerato sviluppo dell'eros si manifesta una inconscia relazione incestuosa con il padre, per cui il soggetto femminile vive intense relazioni romantiche, ma sensazionali con uomini sposati, dove l'obiettivo primario della donna è distruggere il matrimonio, la coniunctio archetipica, anche se poi l'interesse svanisce per mancanza di istinto materno.
I misteri della donna.
I miti e i rituali delle antiche religioni rappresentano proiezioni di realtà psicologiche e di fantasie di gruppo. Con l'analisi dei sogni e delle fantasie dell'individuo, si scoprono atteggiamenti psicologici, sotto la facciata e l'aspetto consci, in rapporto con il problema personale. I sogni e le fantasie dell'uomo moderno somigliano ai miti primitivi e antichi. Jung in Psycology of Unconscious cerca di comprendere i problemi personali dell'individuo con le immagini collettive dei sogni, che dipendono, negli individui, da un irrisolto adattamento collettivo. Un'interpretazione psicologica del principio femminile è raffigurata nei miti, nella storia e nei sogni, dove risale l'archetipo femminile nei riti, nei costumi dell'antichità, da cui psicologicamente si ricava una visione ampia del mondo psichico della donna. Occorre una propria visione del mondo al femminile, una weltanschauung, un adattamento fondamentale al mondo, ai rapporti sociali ed economici, alle formulazioni interiori filosofiche o religiose. Se la donna non risulta in contatto con il principio femminile nelle leggi della relazione, non padroneggia il regno femminile dei rapporti umani. Il rifiuto del principio femminile è causa di acute sofferenze sul piano personale, di vita, nell'incapacità di stabilire rapporti soddisfacenti. Attualmente si manifesta la necessità di un nuovo rapporto con il principio femminile per controbilanciare l'unilateralità del prevalente mondo maschile nella civiltà occidentale.
Secondo le credenze dei popoli antichi, la luna ha una forza fertilizzante di efficacia universale ed è il principio fecondatore della donna presso i nigeriani, i buriati e i maori. Infatti questi popoli sostengono che la donna ha il ciclo mestruale quando appare la luna. I popoli primitivi ritenevano che la donna ha la stessa natura della luna, per la tendenza ad ingrossarsi (effetto mimetico) e perché il ciclo mensile presenta la stessa durata di quello lunare. Il principio femminile deve psicologicamente essere considerato con una concezione diversa rispetto a quella del movimento femminista o della mascolinizzazione della donna moderna. Il principio femminile controlla la vita fisica e l'essere psicologico interno nell'uomo e soprattutto nella donna. Il principio femminile, l'eros e il maschile, il logos, funzionano sia nell'uomo che nella donna. Nella nostra civiltà patriarcale si manifesta il predominio dell'elemento maschile sul principio femminile, per cui si ha una superiorità del maschile sul femminile e questo dogma è scosso dalla rivoluzione delle donne nella vita sociale.
I costumi sociali in tutto il mondo considerano la donna un tabù nel periodo mestruale. Si pensa all'impurità della donna, all'infezione o alla contaminazione nel contatto. Lo sviluppo del tabù mestruale è una necessità per le popolazioni primitive, nel procedere dell'evoluzione culturale, perché senza la salvaguardia del tabù risulta impossibile sviluppare un valore sessuale e liberarsi dal dominio dell'istinto animale per combattere il reale pericolo psicologico, dovuto ai fattori emotivi dell'eros. Nella luna l'uomo scorge il simbolo della natura della donna nell'esperienza di una vita ciclica e in quanto erratica, mutevole, volubile, non degna di fiducia. Frazer con la parola greca Parthenos (vergine), riferita ad Artemide, indica la donna non sposata nell'identificazione con le donne non sposate, ma non caste, quali le dee asiatiche della fertilità, venerate con riti di licenziosità in santuari popolari. La Vergine Maria viene venerata come vergine, ma, secondo la tradizione popolare, partorì figli carnali, dopo la nascita verginale del primogenito. Dunque la verginità è una qualità, uno stato soggettivo, un atteggiamento psicologico che si distingue dal fatto esterno e fisiologico. Il termine vergine presenta dunque un significato diverso da quello attuale, quando è riferito alle dee antiche, per indicare una donna con molte esperienze sessuali e con un significato contrapposto a quello di donna sposata. Le dee lunari dell'Asia, dell'Europa e del Nuovo Mondo presentano la caratteristica della vergine, una in se stessa, nell'immacolata concezione e i cui figli muoiono e risorgono e sono dispensatrici di fertilità. In conclusione, l'istintività femminile non risulta sempre distruttiva se finalizzata e indirizzata e orientata all'amore umano e allo sviluppo culturale: è una forza di grande valore. Nel poema di Eliot "La terra desolata", individui e società manifestano disprezzati fattori emotivi accumulati nell'inconscio, per cui il conscio si presenta arido. Quindi la sterilità della vita può essere curata dall'eros, ossia dalle emozioni rimosse e dalla rimozione dei valori umani, che costituiscono le parti psichiche più cariche di energia, in seguito al processo di rimozione. Di conseguenza, risulta necessaria una differenziazione di questi regni della psiche trascurati, per far fronte all'irruzione dell'inconscio, attraverso la forza dell'individualità, tramite il principio dell'individuazione, del "vai a te stesso".
sabato 18 ottobre 2008
Adriano Forgione & C. tornano in edicola
FINALMENTE IN EDICOLA!
Grazie alla lungimiranza dell'editore X Publishing srl di Roma torniamo finalmente in edicola con delle riviste da noi coordinate. L'esperienza decennale che ho maturato con la fondazione e la crescita di HERA (sebbene in quel caso ne fossi anche l'editore) si riporpone in questa nuova creatura, FENIX, che rappresenta il mio futuro e quello di chi ha con me condiviso questo periodo sabbatico. I temi sono quelli che hanno sempre contraddistinto il mio lavoro.
Vi aspetto tutti in edicola, dunque, a partire dal 20 ottobre quando FENIX farà il suo debutto nelle edicole (la data è indicativa, dato che la distribuzione in Italia non è uniforme e dunque potreste dover attendere un po' di più per trovarla presso il vostro rivenditore di fiducia. Fategliene comunque richiesta anticipata se siete interessati, così che ve la possa tenere).
Sono profondamente soddisfatto del primo numero...ma non vi svelo nulla per il momento.
Intanto vi segnalo sempre per la stessa casa editrice X Publishing l'uscita, in contemporanea a FENIX, della rivista sorella X Times, diretta da Maurizio Baiata, e dedicata all'Ufologia, Esopolitca, Contatti e Controcultura.
Vi attendiamo....numerosi..."VENITE A SCOPRIRE IL MONDO X"!!!!!!
ATTENZIONE: Il numero telefonico indicato nelle locandine sarà attivo solo dal 27 ottobre. Per qualsiasi richiesta o informazione nel frattempo scrivere a xpublishing@gmail.com
sabato 13 settembre 2008
Timeline-festival della storia: presentata l'edizione 2008
IL SESSANTOTTO: IDEE, MUSICA E IMMAGINI
AREZZO, dal 25 al 28 settembre 2008
1968-2008: sono passati quarant'anni. Ricordi, bilanci, analisi, dibattiti e libri si sono occupati di quell'anno fatidico. Continuano le barricate, certo, non più in strada, piuttosto in libreria, nei quotidiani, nelle televisioni. Una discussione assidua e ancora più che mai viva ed è per questo che l'edizione 2008 di Timeline – Festival della Storia, l'evento organizzato dall'assessorato alla cultura della Provincia di Arezzo, in collaborazione con Biblioteca Città di Arezzo, ideato e curato da Michele De Mieri, sarà dedicata al '68. Pro e contro, partigiani di quella stagione di effervescenza e suoi acerrimi nemici, vecchi e nuovi, si interrogano sulla vera natura "dell'anno che voleva cambiare il mondo". E allora spazio a Enrico Ghezzi, Miguel Gotor, Marcello Veneziani, Marco Revelli, Anna Bravo, Riccardo Bertoncelli, Lidia Ravera, Loredana Lipperini, Furio Colombo, Massimo Teodori, Sofia Gnoli, Roberto Tumminelli e tantissimi altri ospiti che si incontreranno con il pubblico dal 25 al 28 settembre prossimi. Personaggi che quell'anno cardinale l'hanno studiato e, molti di loro, vissuto. Perché la stagione che quattro decenni fa, a colpi di slogan e di manifestazioni, sembrò attaccare lo status quo di molta parte dell'occidente suscita ancora passioni, riapre percorsi nella memoria e, inevitabilmente, genera meriti e colpe.
Ecco perché, mentre sono già declinate le celebrazioni più canoniche: dal Maggio Francese, alla Valle Giulia nostrana, Timeline, giunto alla terza edizione, tenterà non solo un riepilogo delle polemiche ancora vive tra alcuni dei protagonisti di quella stagione, ma proverà anche ad interrogarsi su come raccontare quel fatidico anno alle generazioni attuali, a quei giovani che spesso sentono citare frasi come: "E' tutta colpa del '68", oppure "Ci vorrebbe un nuovo '68". Anno formidabile o anno terribile? Per scoprirlo, tavole rotonde, film e spettacoli.
Sede degli incontri, sarà piazza San Francesco che ospiterà le conferenze della mattina e del pomeriggio; il cinema Piccolo Eden, dove ci sarà lo spazio per godersi i migliori film di quella stagione presentati da Enrico Ghezzi e Piazza della Libertà per gli spettacoli serali.: i Doctor 3 (trio composto da Danilo Rea, Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra), che recentemente hanno pubblicato "Omaggio alle canzoni del '68", un disco dove il trio ha interpretato in chiave jazz, con la consueta sensibilità e maestria, alcuni brani celebri di quell'epoca. Mario Capanna interverrà per presentare il suo "Formidabili quegli anni", spettacolo di teatro-canzone tratto dal testo omonimo di Capanna con Giulio Casale e le musiche eseguite da Carlo Cialdo Capelli. Infine, "Carmela, con affetto", di Paolo Pietrangeli, l'autore e cantante della vera colonna sonora del '68 italiano, in un concerto che vedrà anche Bebo Ferra alle chitarre; Lello Pareti al contrabbasso; Leonardo Volo al pianoforte e tastiere e le Faraualla per i cori e le voci ritmiche.
Per informazioni:
www.festivaldellastoria.provincia.arezzo.it
ufficio stampa: Gloria Peruzzi, tel. 349 3588645 - gloriaperuzzi@gmail.com festivaldellastoria@provincia.arezzo.it
organizzazione e coordinamento: Francesca Cenni, tel. 347-6561890 - cenni2@gmail.com
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Gloria Peruzzi
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mercoledì 28 maggio 2008
Che succede in Italia? - Ad Arezzo, Curzio Maltese presenta "I padroni delle città" - 5 giungo '08
presenta:
CHE SUCCEDE IN ITALIA?
Cinque cronache dal Belpaese smarrito
Giovedì 5 giugno, ore 17.00
presso il Caffè dei Costanti (Piazza San Francesco, AR)
MICHELE DE MIERI presenta CURZIO MALTESE
I PADRONI DELLE CITTA' (Feltrinelli)
E' l'ultimo appuntamento con il ciclo di incontri "Che succede in Italia? Cinque cronache dal Belpaese", organizzato dall'Assessorato alla Cultura della Provincia di Arezzo, in collaborazione con la Biblioteca Comunale Città di Arezzo. Michele De Mieri (Radio 3 Fahrenheit), giovedì 5 giugno, ore 17.00, presso il Caffè dei Costanti di Arezzo, presenterà Curzio Maltese e il suo libro "I Padroni della Città".
"Tre viaggi in Italia, a distanza di vent'anni l'uno dall'altro, hanno segnato le stagioni della mia vita – racconta Curzio Maltese – Il primo fu nell'estate del '68 con mia madre e mia sorella a bordo di una Cinquecento blu. Da Milano alla Calabria e ritorno... avevo otto anni ed era il mio primo viaggio lungo, il più fiabesco. Il secondo viaggio, giugno '88, vent'anni dopo.. Il direttore de La Stampa, Scardocchia, mi chiese di seguire il giro d'Italia. Quel giro cominciò ad Urbino e finì a Vittorio Veneto. Fu l'immersione in un paese dove si era realizzata la mutazione antropologica annunciata da Pasolini e stava per scoppiare un intero sistema. La stagione di Craxi volgeva al termine e si profilavano all'orizzonte le tempeste di Tangentopoli. In ogni angolo, borgo, provincia, la gente protestava contro la corruzione dei politici... Nessuna altra esperienza politica o giornalistica fu più utile di quel Giro per capire l'epoca a venire... Questo libro – conclude Maltese – è il frutto del terzo viaggio in Italia. Dopo le elezioni del 2006 e i primi mesi del governo Prodi, si parte! Come nel '68 e nell' '88, l'impressione è che in questi anni l'Italia si trovi alla vigilia di una svolta importante. Una svolta politica, certo... Qualcosa sta crescendo, avanza nell'aria e non si sa ancora se sia il peggio o il meglio".
I Padroni delle Città è uno straordinario documento che riconduce il lettore alle radici di un malessere non soltanto politico o civile (forse più facile da riconoscere), che ha a che fare con l'amministrazione dei luoghi in cui vive: le città.
Curzio Maltese, 46 anni, nato a Milano, cresciuto a Sesto San Giovanni, l'ex Stalingrado d'Italia. Da ragazzo, dopo un periodo tra fabbrica e radio 'libere', scopre una decisa preferenza per il giornalismo. Cronista a "La Notte", poi alla "Gazzetta dello Sport", dal 1986 inviato a "La Stampa" e dal 1995 editorialista a "la Repubblica". Ha scritto di cronaca giudiziaria, sport, pubblicità, spettacolo, politica. Poi ha capito che erano diventati una cosa sola.
Info: cultura@provincia.arezzo.it – Tel. 0575 399776 - 299424
Gloria Peruzzi
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mercoledì 21 maggio 2008
DOVEVA MORIRE. Chi ha ucciso ALDO MORO di Ferdinando Imposimato - Sandro Provvisionato. AULA MAGNA ATENEO, via Balbi LUNEDI' 26 ore 17:30
COMUNICATO STAMPA
Lunedì 26 maggio 2008 ore 17:30
presentazione del libro
< DOVEVA MORIRE >
Chi ha ucciso Aldo Moro – Il giudice dell'inchiesta racconta
di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato
Interverranno con gli Autori:
Lanfranco Vaccari, Direttore de " Il Secolo XIX"
Toni Capuozzo, Vice Direttore Tg 5 – Gruppo Mediaset
Elisabetta Tonizzi, Docente di Storia Contemporanea Università di Genova
Paolo Pisa, Ordinario di Diritto Penale Università di Genova
Genova, Aula Magna dell'Ateneo, Via Balbi n.5
Lunedì 26 maggio 2008, alle ore 17,30, con la collaborazione di Università degli Studi di Genova, Comando Militare Esercito "Liguria" e Associazione Culturale Satura, nell' Aula Magna dell' Ateneo, Via Balbi n.5, Genova, avrà luogo la presentazione del volume "Doveva morire" Chi ha ucciso Aldo Moro – Il giudice dell'inchiesta racconta, di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato.
No, nessuna dietrologia. Sembra che oggi in Italia non si possa parlare di Moro se non per dire che non c'è niente da dire. Invece proviamo a mettere insieme tutto quello che sappiamo e soprattutto quello che ancora non abbiamo avuto modo di conoscere. Fatti, documenti, testimonianze sono lì, davanti a noi. Non dietro.
Dalle conclusioni del giudice Imposimato:
"Con il trascorrere degli anni e l'acquisizione di nuove prove – afferma Imposimato – e soprattutto dopo il lavoro di redazione di questo libro mi appare chiara una cosa: il sequestro Moro, partito come azione brigatista alla quale non è estranea l'appoggio della Raf e l'interessamento, per motivi opposti, di Cia e Kgb, è stato gestito direttamente dal Comitato di crisi costituito presso il Viminale. Il delitto Moro non ha avuto una sola causa. Ma ha rappresentato il punto di convergenza di interessi disparati.
In questa operazione perfettamente riuscita, sono intervenuti la massoneria internazionale, agenti della Cia [Ferracuti, criminologo che tracciò il profilo del Moro non più Moro dentro il covo delle Br], del Kgb [l'agente Sokolov presentatosi a Moro come studente borsista], la mafia [Pippo Calò che si interessò con i suoi contatti con la Banda della Magliana per scoprire il covo] ed esponenti del governo [Cossiga ministro dell'interno ed Andreotti pres. del Consiglio], gli stessi inseriti nel comitato di crisi. Tutti questi dopo il 16 marzo, hanno vanificato le opportunità emerse per salvare la vita di Moro, spingendo di fatto le Br ad ucciderlo".
Nella storia del delitto Moro, chiude il ragionamento il giornalista Provvisionato, la prudenza è d'obbligo: occorre evitare di passare da una verità di comodo ad una scarsamente dimostrata. Ma occorre anche evitare l'errore opposto: pretendere prove matematiche assolute, granitiche per dimostrare un fatto.
Come avete capito, leggendo queste righe iniziali, questo non è il solito libro sul rapimento e uccisione del presidente Aldo Moro.
Scritto a due mani dal giudice istruttore che seguì, tardivamente le indagini e da un giornalista che si occupò del caso, ricostruisce a mò di istruttoria tutti i misteri, i lati oscuri della vicenda.
SATURA associazione culturale centro per la promozione e la diffusione delle arti
piazza Stella 5/1, 16123 Genova tel/fax: 010.2468284 // 010.662917 cell. 338.2916243e-mail: info@satura.it http://www.satura.it
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