Veronesi riabilita il ricorso alla morfina:
"Potente antidolorifico da usare più spesso".
Intervento dell'oncologo sul diritto fondamentale del malato a non soffrire: "Non si può trasferire l'angoscia legata a duna parola alla necessità di usare questa medicina ".
"Non si può trasferire l'angoscia legata alla parola morfina alla necessità di usare questa medicina per liberare una persona dal dolore", ha sottolineato il medico. Uno dei principali diritti del malato, ha ricordato Veronesi, è quello di non soffrire. Un punto fermo che non vale solo per le malattie più gravi, ma anche per quelle più banali. La morfina, ha osservato ancora il professore, è un potente antidolorifico che "deve essere usato anche per una distorsione alla caviglia", uscendo dal concetto che l'immaginario collettivo ha di questa medicina solo perché "ne è stato fatto un uso improprio da chi vuole uscire dalla realtà".
L'oncologo si è quindi soffermato sul diritto del paziente a rifiutare l'accanimento terapeutico "che provoca più sofferenze della malattia stessa". "Siamo in un paese democratico - ha proseguito Veronesi - e libertà è anche rifiutare le cure". La medicina, ha ricordato, è "in pieno ripensamento" e il medico deve anche "avere l'umiltà di chiedere al paziente le sue volontà e assecondarle fino a che è possibile". Una premessa che Veronesi nel ribadire l'esigenza di redigere il testamento biologico per salvaguardare la persona quando non è più in grado di esprimere la propria volontà.
Origine: Repubblica



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