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lunedì 19 gennaio 2026

IRAN, finisce nel sangue il tentativo di rovesciare Khamenei

Il golpe organizzato in Iran dalle due potenze ostili America e Israele con l’intento di rovesciare lo strapotere dell’Ayatollah Khamenei e fallito miseramente nel sangue. I servizi segreti Americani e Israeliani che da tempo erano presenti sul territorio scemano una visibile vittoria sul campo basata principalmente sull’incitamento della popolazione a scendere in piazza dando a loro la grande responsabilità nella presa del potere. Le parole del Mossad su X incitavano alla rivolta “Scendete in Piazza siamo con voi sul Campo” hanno fomentato la speranza che poi è finita in tragedia.

Una situazione nazionale, quella Iraniana, ma anche geopolitica nell’ambito del Medio Oriente che ha creato reazioni controverse che hanno visto l'Arabia Saudita mettersi di traverso nei confronti di un utilizzo del proprio spazio aereo utile all’attacco da parte degli stati Uniti. Riad inoltre ha ordinato ai media del regno di ridurre la copertura delle proteste in Iran e di non esprimere il loro supporto. Oman, Qatar e altri governi hanno espresso preoccupazione per l'escalation all'amministrazione Trump contro l'Iran ma sono stati ignorati

Le dichiarazioni pubbliche fatte all’ONU dalla Russia sono chiare; "Quello che sta succedendo in Iran è solo un altro esempio di rivoluzione colorata dove provocatori specializzati trasformano proteste pacifiche in manifestazioni violente dove muoiono forze civili di sicurezza e bambini” Come abbiamo già visto in altri stati queste azioni sono dirette o supportate da forze esterne che sono interessate al cambio di regime". Una strategia di potere che ha aperto una crepa nel sistema globale dell’autonomia dei popoli a compiacenza di stati più forti e avidi di potere. Un altro conflitto, un’altra guerra ed altri Civili che fuggono in un nuovo sistema mondiale in cui la pazzia ha invaso tutto e tutti.

L’Iran ha dovuto difendersi dall’ennesimo attacco frontale con la disconnessione da internet globale. Verrà creata una rete interna chiusa che sostituirà quella globale. (The Guardian) Il primo passo è la formazione di una "lista bianca" di siti selezionati, accessibili nel paese. Questa include motori di ricerca interni, mappe e navigazione, messaggistica e un servizio di streaming con contenuti approvati dallo stato. Secondo gli esperti, è già operativa una "versione scheletrica" di questo internet, controllata dal governo e quasi non collegata al mondo esterno. Gli esperti avvertono che l'internet in Iran nella sua forma abituale potrebbe scomparire per sempre.

Il golpe sull’Iran era sicuro e gli atteggiamenti di Trump davano per certo il rovesciamento del sistema di potere in Iran. Tra le mosse già scelte quella di un governo provvisorio che avrebbe visto il Principe Reza Pahlavi a capo di una amministrazione di transizione. L’incontro di Witkoff fatto in segreto aveva preparato proprio il campo tra l’amministrazione Usa e le forze di opposizione dall’inizio delle proteste in Iran. Il tutto è scemato con il mancato e improvviso intervento americano deciso da Trump. Condizione che ha determinato una disperazione da parte di Reza Pahlavi che ha parlato su X delle sue eventuali politiche di governo, tra cui le relazioni con il governo americano e la loro normalizzazione. Naturalmente il riconoscimento immediato dello Stato di Israele ed una adesione agli accordi di Abramo, aprirebbe i mercati iraniani agli investimenti americani, impegnandosi a vendere il petrolio iraniano a prezzi bassi e bloccherebbe il programma nucleare ha continuato Reza Pahlavi.

Sembra un programma scritto da altri che certamente non hanno considerato il prezzo che la popolazione avrebbe dovuto pagare inutilmente. I cambi di potere purtroppo hanno sempre un prezzo da pagare e in Iran in tal senso nel corso dei disordini sono stati feriti 3.700 persone. Sono stati danneggiati 250 scuole, 300 moschee, 90 istituti di formazione religiosa e 2.200 auto della polizia, ha dichiarato il presidente del comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera del Majlis, Ebrahim Azizi. Naturalmente dobbiamo aggiungere quelle che sono le informazioni degli iraniani all’estero.

Secondo questi dati pubblicati da Human Rights Activist News Agency sono stati confermati più di 3300 decessi e oltre 4300 sono oggetto di indagine. La stessa organizzazione afferma inoltre che 2.107 persone sono rimaste gravemente ferite e più di 24.000 sono state arrestate e 800 sono prigionieri politici in attesa di giudizio. L'agenzia di stampa Reuters ha citato che domenica un funzionario iraniano anonimo nella regione, ha dichiarato che almeno 5.000 persone sono state uccise, tra cui circa 500 membri del personale di sicurezza. La maggior parte dei decessi sarebbe stata registrata nelle aree a maggioranza curda dell'Iran, nel nord-ovest. Valori da stato di guerra che possono essere anche non veritieri. Ma in questo caso è intervenuto anche lo stato dando pubblicamente informativa attraverso l’Ayatollah Ali Khamenei che ha parlato di migliaia di vittime.

Negli ultimi giorni le chiamate locali, gli SMS e le chiamate internazionali in uscita sono state ripristinate. È operativa una intranet locale che offre alcuni servizi limitati. Le proteste nelle strade si sono ormai in gran parte placate, con migliaia di agenti delle forze di sicurezza pesantemente armati che hanno allestito pattuglie e posti di blocco in tutto il Paese, soprattutto in punti critici come il Gran Bazar di Teheran. La distribuzione di video delle proteste al di fuori dell'Iran è stata rara a causa del blackout digitale, con solo una minoranza di iraniani in grado di lasciare il Paese o di connettersi alla rete Internet satellitare Starlink, che aggira le restrizioni governative su Internet.

Infine, dobbiamo vagliare un aspetto importante legato al mancato intervento di Trump, Il Pentagono, ha dichiarato di temere che gli Stati Uniti potrebbero non avere abbastanza forze nella regione per difendersi da una risposta aggressiva iraniana, soprattutto perché il regime di Teheran, indebolito dalle proteste, potrebbe diventare particolarmente imprevedibile e pericoloso in quanto ancora in possesso di armi di cui missili a lungo raggio ed altro che potrebbero fare male a Israele. Si deve inoltre tenere presente la deterrenza di paesi quali la Turchia, Arabia Saudita e Qatar che non avrebbero permesso ai Jet dell’aereonautica statunitense di decollare dalle basi poste nel loro territorio. A tutto questo la telefonata di Netanyahu che avrebbe chiesto di sospendere l’attacco per vari motivi.

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