È un fatto poco noto che il colore che ha dato il La alla carriera di stilista internazionale di Valentino Garavani non è stato il rosso – il ‘Rosso Valentino’ – bensì il bianco. Quando nel 1968 l’artista americano Robert Ryman presentò una collezione di tele marmoree, espressione del “bianco come non colore, o come somma di tutti i colori”, Valentino ne rimase colpito al punto che intitolò la sfilata dello stesso anno “Sfilata Bianca”. Fu una sequela di abiti leggeri, morbidi, finemente drappeggiati, in una sfumatura di cromie dal bianco più puro al beige, dall’avorio al sabbia. Di contro alle silhouette geometriche, alle tinte psichedeliche e all’uso di materiali insoliti quali plastiche e PVC della moda anni Sessanta – la cosiddetta Space Age– Valentino oppose la rivoluzione del non colore e di forme classiche.
Un movimento di controtendenza che divenne presto tendenza, anche grazie agli apprezzamenti Jacqueline Kennedy Onassis, che di Valentino divenne amica, scegliendo proprio un abito della Sfilata Bianca per le sue seconde nozze.




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