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lunedì 26 marzo 2012

THE RAVEN - recensione


nelle sale italiane dal 23 marzo 2012 e negli Usa dal  25 aprile


THE RAVEN
regia di James McTeigue


Come non farsi attirare da un film su Edgar Allan Poe della Amontillado Productions?

1849, Baltimora (città natale di Hannibal Lecter!): uno spaventoso assassinio sconvolge la città, due donne, madre e figlia, sono state uccise in maniera efferata. Gli investigatori non sanno a che santo votarsi, finché l'Ispettore Emmett Field (Luke Evans) ha un'intuizione: luogo e modalità degli omicidi sono copiati dal racconto di un noto e popolare scrittore, Edgar Allan Poe (John Cusack). Oppiomane, giocatore e semi-alcolizzato, sempre senza un soldo, obbligato a quarant'anni a pietire collaborazioni ai quotidiani locali per tirare avanti, è un intellettuale geniale e raffinato e uno spietato critico letterario, che considera i propri Racconti del Mistero e del Terrore produzioni dal mero scopo alimentare. Per anni vedovo inconsolabile, finalmente corteggia, ricambiato, la bella e determinata Emily (Alice Eve) figlia del colonnello Hamilton (Brendan Gleeson), potente e ricchissimo armatore navale, che vede la relazione come il fumo negli occhi. Pur avendo assistito al rinvenimento di un terzo e poi di un quarto corpo orribilmente mutilati, Poe non vorrebbe farsi coinvolgere nelle indagini, ma vi sarà costretto. Il killer rapisce infatti Emily, ma non esige un riscatto: lascia in giro biglietti e indizi, solo se lo scrittore risolverà la macabra caccia al tesoro, di cui è tenuto a dare fedele cronaca sul quotidiano locale, la sua amata sarà salva.
Dopo una prima parte introduttiva è intorno a questo che ruota il resto film: il rapporto fra Poe e l'investigatore, prima diffidente, quasi pentito di averlo coinvolto, poi affascinato dalla sua personalità e ammirato della sua intelligenza, e fra Poe e il colonnello, disperato per la sparizione della figlia, disposto a qualsiasi compromesso pur di salvarle la vita.

Questo film non è una variazione stravagante e farsesca nello stile di SHERLOCK HOLMES con Robert Downey, e nemmeno una sterile trasposizione al passato di un qualsiasi C.S.I., anche se sicuramente l'idea di base ricorda episodi di alcune serie televisive degli ultimi anni, da COLOMBO a LA SIGNORA IN GIALLO fino al recentissimo CASTLE.
Gli sceneggiatori partono da fatti storici e autentiche cronache dell'epoca e personaggi reali: la fidanzata segreta di Poe, mai identificata con certezza; il critico Griswold, demolitore dell'opera di Poe in vita, che qui finisce "affettato"; il poema THE RAVEN (Il Corvo) che venne pagato 9 miseri dollari; l'ultima parola di Poe in punto di morte, la mai chiarita invocazione del nome "Reynolds", fondamentale qui per la risoluzione del mistero. A tutto questo aggiungono e mescolano abilmente ipotesi fantasiose in fondo non così campate in aria.

Hanna Skakespeare, autrice fra l'altro degli script di THE GHOST WISPERER e CLOSE TO HOME, serie televisive di buon successo, padroneggia bene epoca e argomento del soggetto, scritto e sviluppato da Ben Livingstone, attore soprattutto teatrale con l'hobby della scrittura; questo è il suo primo copione cinematografico e fa ben sperare per buone produzioni future. Prevedibilmente stupendi ed accuratissimi i costumi di Carlo Poggioli, nella sua lunga carriera passato con noncuranza dal set di IL NOME DELLA ROSA e de L'ULTIMO DEI TEMPLARI ai palcoscenici teatrali di Luca Ronconi e a quelli operistici dell'Arena di Verona e del Teatro alla Scala: anche grazie a lui la scena del ballo in maschera è una gioia per gli occhi.

Complimenti allo scenografo anglo-australiano Roger Ford: ricco di una variegata esperienza (da THE QUIET AMERICAN a BABE e BABE VA IN CITTA', da SIRENE ai due episodi di LE CRONACHE DI NARNIA) ricrea per le strade, nei quartieri operai e negli ottocenteschi palazzi borghesi magnificamente arredati di Belgrado e Budapest una plausibilissima opulenta Baltimora pre-guerra di Secessione.

E' ben coadiuvato dal direttore della fotografia Danny Ruhlmann, dalla passata solida esperienza di freelance in documentari e trasmissioni tv di cronaca: le luci sia diurne che notturne sono giuste e le inquadrature adeguatamente pittoresche.

Serrato e martellante il montaggio di Niven Howie, che ha iniziato come fotografo di pubblicità e regista di videoclip prima di passare al cinema.

Il regista australiano James McTeigue dopo il 2005, anno dello sfolgorante esordio nella regia col cult V COME VENDETTA, non ha combinato un granché: qui svolge con cura il suo compito, senza particolari colpi d'ingegno, ma dimostrando di saper girare come si deve tanto i piani sequenza quanto gli inseguimenti a cavallo. Nonostante il tema macabro non indulge in effettacci e sfrutta al meglio le belle locations, dirigendo con fermezza il cast anglo-americano, oltre ad una miriade di figuranti e l'intero personale tecnico ungheresi (il bello delle produzioni all'estero, risparmi un sacco sulle spese generali, ma non combini un accidente senza un'intera squadra di traduttori e interpreti).

L'ottimo cast è composto in massima parte da attori britannici, piuttosto curioso per un film ambientato nel New England. Misteri delle co-produzioni internazionali: forse non c'era sufficiente disponibilità di attori con un buon accento dell'est.

John Cusack ha ormai quasi trent'anni di carriera alle spalle, trascorsi fra una gran varietà di interpretazioni di ottimo livello, dall'horror di 1408 alla commedia dark di ESSERE JOHN MALKOVICH, a quella sentimentale di SERENDIPITY, al thriller giudiziario de LA GIURIA. Questa volta, nonostante il fisico imponente (90 chili su 1,92 di altezza) riesce con credibilità ad infilarsi nei panni dello striminzito ed emaciato Edgar Allan Poe nei suoi ultimi giorni di vita. Purtroppo per l'ennesima volta il doppiaggio italiano fa i suoi danni, coprendo con una vocetta fessa i toni sofferenti, bassi e rochi dell'originale.

La parte dell'investigatore, uomo di legge colto e curioso, quasi un precursore di Sherlock Holmes, è affidata al 32enne gallese Luke Evans, che nonostante la giovane età dona serietà ed autorevolezza al suo personaggio. Prestante, dallo sguardo magnetico e dalla voce netta e piacevole, ha già una lunga esperienza di attore teatrale. Dopo essersi fatto notare nel piccolo, delizioso TAMARA DREWE di Stephen Frears ha interpretato al cinema parti principali ma in pop-corn-movies non certo memorabili (è stato Aramis in I TRE MOSCHETTIERI e Zeus in IMMORTALS). Ora è nel cast della nuova Trilogia di Jackson LO HOBBIT, e questo darà senz'altro slancio alla sua carriera cinematografica.
Il padre della bella fanciulla rapita è l'irlandese Brendan Gleeson, un pilastro dello schermo britannico, per niente svantaggiato dal fisico massiccio che l'ha fatto imporre in parti di vilain, da GANG OF NEW YORK a IN BRUGES, o comunque fortemente caratterizzate in blockbuster internazionali (era Alastor Moody in HARRY POTTER) come in piccole produzioni indipendenti irlandesi e australiane. Instancabile, negli ultimi mesi lo si è già visto in THE GUARD (tradotto Un poliziotto da Happy Hour!!!), ALBERT NOBBS (era il dottore) e SAFE HOUSE (il viscido agente della Cia), anche qui dà come sempre il massimo.

Una piacevole sorpresa la bella Alice Eve, fin'ora in una manciata di piccole partecipazioni: non è la "solita bionda decorativa", è decisamente un'attrice completa nel disegnare un'eroina moderna pur negli abiti ottocenteschi mirabilmente sfoggiati.

Insomma un film piacevole, nonostante i personaggi schematici e la trama a tratti prevedibile (a parte il clamoroso colpo di scena dell'ultimo minuto), un gotico classico nel miglior senso del termine. Soprattutto si esce con una gran voglia di andarsi a comprare una biografia di Poe e di rileggere i suoi racconti, e non è poco.

                                       (recensione di MARINA PESAVENTO)

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