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venerdì 10 ottobre 2008

Giustizia, fine del dialogo

Giustizia, fine del dialogo

Nella settimana appena conclusasi, dalle pagine di questo giornale avevamo lanciato un appello alla politica per porre fine alle inutili diatribe che soffocano, come in una morsa, i ripetuti quanto inefficaci tentativi di porre seriamente mano ai tanti mali che affliggono la macchina giustizia. Speravamo, insieme a tutti gli italiani che i timidi segnali post convegno Udc e la volontà “dialogante” del Guardasilli Alfano potesse almeno costituire un primo via libera, seppur con i rischi della cosiddetta “riforma a pacchetti” che piace tanto alle libere professioni, ingranaggio fondamentale per oliare la “macchina”.
Se il civile è al collasso (582 giorni per una pronuncia di divorzio, 696 per una vertenza di licenziamento, 1210 giorni per un procedimento per inadempimento tanto per fare qualche esempio), anche il penale soffre, e tanto. La recente indagine Eurispes -Unione Camere penali è un altro pugno in faccia bello dritto dritto al “politichese-politicante” cui stiamo assistendo in questi giorni. Ogni giorno nel nostro Paese, su 100 processi il 69,3% viene rinviato e solo il 29,5% va a sentenza ossia tre processi penali su quattro iniziano già con un rinvio. I motivi sono da far ridere i palati più raffinati di chi nella giustizia ci sguazza e impallidire chi la giustizia la cerca da tempo: perché è assente il giudice titolare (12.4%), perché viene omessa o fatta male la notifica all'imputato (9,4%), alla persona offesa (1,3%) e al difensore (0,9%), perché manca l’Aula, il trascrittore o il fascicolo del Pm (6,8%). E non è un caso se la durata media di un’udienza si riduca a un teatrino di figuranti con i suoi 18 minuti davanti al giudice monocratico e i “ben” 52 del collegiale. Tanto si parte già “rinviando” (ogni rinvio costa in media 139 giorni per i procedimenti penali che si svolgono in aula monocratica e di 117 giorni per quelli dibattuti davanti al collegio). Se a ciò si aggiunge che, tra un rinvio e l’altro, sono tre milioni i processi civili pendenti e cinque quelli penali, è che lo Stato (quindi tutti noi), continua a pagare per l’eccessiva durata dei processi fior di quattrini (41,5 milioni di euro dal 2002 al 2006).è facile tirare le somme.
Allora, si vuol partire dal settore civile, con i filtri per i ricorsi in Cassazione (50 mila all'anno)? lo si faccia, ma attenti a non scaricare tutto il fardello sulle Corti d’appello; si vogliono separare le carriere di Pm e giudice o pensare a un nuovo Csm? Bene, ma non ci si dimentichi che la Costituzione non è un rotolo di carta igienica, i suoi principi sono lì a far da guida. Si è d’accordo sulla depenalizzazione dei reati minori e su pene alternative alla detenzione per “far respirare” le carceri? Si vada avanti uniti come per impedire che le intercettazioni travolgano tutti sui giornali (non punendo i giornalisti, ma chi il fascicolo lo fa uscire dalla procura). Giusto processo e durata ragionevole non sono comodi spot che si prestano al processo, quello sì, delle buone intenzioni.
Alla commissione Affari costituzionali -Giustizia si sta lavorando sul processo sommario per cognizione, a sentenze più snelle e sintetiche, a super giudici di pace e a meno rinvii alla prima udienza. Con la riforma dell’ordinamento giudiziario si vuole introdurre il parametro della produttività per la progressione in carriera delle toghe (Alfano ha fornito la scorsa settimana il quadro delle azioni disciplinari nei confronti dei magistrati che nei primi 6 mesi del 2008 sono state13. I ritardi contestati nel 2008 oscillano tra i 300 e i 700 giorni mentre per le sentenze penali vanno al di là dei 500 giorni).
Speravamo si diceva, ma ci siamo illusi ancora una volta. Da Milano arriva il no all’applicabilità del Lodo Alfano (approvato dalla maggioranza o scorso 22 luglio) è si ripiomba nel caos. Alla Corte presieduta da Edoardo d´Avossa, viene detto che il Lodo dovrà passare prima il vaglio della Consulta per essere applicato. A rischio sarebbero le norme fondamentali in materia di obbligatorietà della legge penale e della ragionevole durata del processo. Ma pensa, gli stessi principi che tutti volevano tutelare una settimana fa, quando in queste pagine lanciammo l’appello pro giustizia. E ora? A parte le firme per il referendum dell’Idv e la Piazza Navona–bis dell’11 ottobre? Il processo Mills è stato sospeso (per il verdetto bisognerà aspettare la primavera del 2009), Angelino torna alla carica per difendere il “suo” Lodo, l’Anm sghignazza a denti stretti e Napolitano lanciando un sospiro di sconforto riprende a parlare di “riforme condivise”.
Siamo tornati velocemente all’incomunicabilità tra i politici stessi e tra questi e la magistratura. Per adesso le riforme passano in secondo piano. Meglio scannarsi su processo Berlusconi-Mills e Lodo Consolo (quello per l’immunità ai ministri) per fortuna rientrato dal blitz parlamentare a breve giro di posta. Si torna alle chiacchiere da bar, seppur di “bouvette”, con buona pace dei “tempi ragionevoli” e di accesso alla giustizia. Altro che dialogo sperato. I lettori ci perdonino, Facciamo pubblica ammenda. Avevamo titolato la scorsa settimana: “Giustizia, è ora di provarci”.

Daniele Memola

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