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sabato 16 agosto 2008

Telefoni usati per il sociale


I telefoni usati finanziano opere sociali

di Massimiliano Del Barba

Il Sole 24 Ore
 
 
Una campagna di solidarietà sociale che nasconde anche una finalità ambientale: riciclare cellulari usati per finanziare nuove strutture d'accoglienza.
A livello europeo, più di una persona su quattro (il 27%) cambia il proprio telefono ogni dodici mesi, generando un'incredibile volume di rifiuti elettronici che solo in minima parte viene riutilizzat a. Su oltre 100 milioni di telefonini venduti in Europa ogni anno ne vengono riciclati solo 2,5 milioni, con un'enorme dispersione nell'ambiente di sostanze nocive come piombo, mercurio, cadmio, cromo e plastiche.

Si tratta, molto spesso, di apparecchi ancora funzionanti, oppure facilmente riparabili, anche se tecnologicamente obsoleti. Allungarne la vita, trasformando il rifiuto in risorsa economica reinvestibile in attività sociali, dal dicembre scorso, è l'obiettivo della campagna «Donaphone, il telefono solidale», ideata, sulla scorta di esperienze simili che hanno riscosso successi soprattutto in Gran Bretagna, dalla Caritas Ambrosiana con la collaborazione del Comune di Milano, del consorzio Farsi Prossimo e della cooperativa sociale Vestisolidale.

«Dopo un periodo di sperimentazione - racconta Marco Della Mea, responsabile commerciale del progetto per Vestisolidale -, da dicembre le parrocchie, gli uffici comunali, le biblioteche e i centri sportivi dell'hinterland milanese ospitano contenitori di colore rosa nei quali è possibile riporre i propri vecchi telefoni che vengono poi ceduti alla Primatech di Cinisello Balsamo, un'azienda specializzata in ricondizionamento dei rifiuti elettronici, i cosiddetti Raee, a cui è stato affidato il loro riposizionamento e la vendita sui mercati dei Paesi in via di sviluppo». Parte dei proventi (3 euro a telefonino) vengono poi girati alla Caritas per la costruzione a Milano di una nuova struttura d'accoglienza per donne con bambini in difficoltà.

«Il riscontro dell'iniziativa è stato fino a oggi positivo - continua Della Mea -. Basti pensare che ogni mese riceviamo in media qualcosa come 6mila apparecchi e in un anno potremmo così raggiungere i 200mila euro. Da quest'estate è inoltre partita la seconda fase, cioè l'allargamento ai comuni di Lecco, Varese e Como, anche se l'obbiettivo è quello di estendere l'esperienza a tutto il territorio regionale grazie alla collaborazione con le altre Caritas lombarde». Anche il recupero dei contenitori rosa è un modo per generare opportunità lavorative: «Queste operazioni - concludono da Vestisolidale - sono state affidate alla nostra cooperativa, che impiega personale svantaggiato. Stiamo generando un circolo virtuoso a partire da un rifiuto tecnologico, tra l'altro di oneroso smaltimento». Un duplice vantaggio in nome della solidarietà e della tutela dell'ambiente insomma, che apre una strada sinora inesplorata in Italia e che già molti cittadini hanno già dimostrato di apprezzare.

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