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lunedì 9 febbraio 2015

AGRIASILI, FATTORIE DIDATTICHE, WEB 2.0: IDENTIKIT DELL'ACTIVE FARMER E SOSTEGNO DALLE AMMINISTRAZIONI- SPUNTI DAL CONSORZIO MARCHE BIOLOGICHE

IL BIOLOGICO
OPPORTUNITA’ DI RISCATTO ECONOMICO E SOCIALE PER I GIOVANI
PERCHE’ I GIOVANI DOVREBBERO INTRAPRENDERE QUESTA FILOSOFIA PRODUTTIVA E DI VITA
COSA POTREBBERO FARE LE AMMINISTRAZIONI PER AGEVOLARLI NEL PERCORSO
INTERVISTA A FRANCESCO TORRIANI, PRESIDENTE DEL CONSORZIO MARCHE BIOLOGICHE

Oggi chi si dedica al biologico sceglie di vivere da protagonista il cambiamento che interessa il modello produttivo occidentale. L’agricoltura è infatti portatrice di un modello di sviluppo e di crescita «alternativo», meno effimero, basato su un rapporto meno conflittuale tra l’uomo e i fattori della produzione, più «riconciliato» con le esigenze delle persone. Anche nelle sue forme “multifunzionali” come possono essere le imprese agrituristiche, gli agriasili, le fattorie didattiche. Ne parliamo con Francesco Torriani, presidente del Consorzio Marche Biologiche, che ci indica criticità e opportunità per chi intraprende questa filosofia produttiva


E’ sempre più evidente che fare agricoltura biologica non significa semplicemente fornire materia prima di qualità ma vuol dire produrre salute, ambiente, socialità, cultura e quindi “benessere”...
«Si, è vero - sottolinea Francesco Torriani, presidente del Consorzio Marche Biologiche, e aggiunge - promuovere la salute significa partire da una sana alimentazione; promuovere l’ambiente significa gestire il territorio in modo sostenibile; promuovere la socialità significa anche riappropriarsi/riconciliarsi con la campagna, con i ritmi della natura e delle persone a partire dalle situazioni di maggior fragilità. Fare cultura significa anche recuperare memoria delle nostre radici, della nostra storia e quindi del nostro legame con la “terra”, che segna ancora profondamente la vita umana. Questi aspetti sono presenti non solo nella tradizionale attività agricola ma anche in forme di impresa definite “multifunzionali” come l’agriturismo, la fattoria didattica, l’agriasilo, l’agricoltura sociale in generale. Forme di riscatto sociale, culturale, turistico e solidale sia per chi le persegue, sia per chi ne beneficia».

Il momento sembra adatto all’ingresso di nuovi operatori nel biologico, continua infatti a registrarsi l’espansione degli addetti al settore che, al 31 dicembre 2013, risultano essere 52.383, con un aumento complessivo del 5,4% rispetto al 2012.
«Certo, è in aumento, rispetto al 2012, anche la superficie coltivata secondo il metodo biologico, che al 31 dicembre 2013 risulta pari a 1.317.177 ettari (circa il 10% del totale della superficie coltivata nazionale) con un incremento complessivo annuale del 12,8%. Inarrestabile anche la domanda di prodotti biologici, sia a livello nazionale che mondiale. Nel primo semestre del 2014, infatti, gli acquisti domestici di biologico confezionato sono aumentati del 17,3% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Si tratta dell'aumento di consumi nel comparto più elevato dal 2002».

Il Viceministro Andrea Olivero, con delega all'agricoltura biologica, ha ribadito che per valorizzare la nostra agricoltura occorra puntare su prodotti eco e innovare i processi produttivi in chiave sostenibile..
«Certo, il quadro del settore biologico delineato dagli ultimi dati elaborati sull’intero comparto è sicuramente positivo e incoraggiante, soprattutto per quella parte di agricoltura 'green'. La sostenibilità premia: mentre il trend dei consumi alimentari decresce, la domanda del bio risulta in totale controtendenza. Parliamo di un settore che vale 3 miliardi di euro nel nostro Paese e che riguarda oltre il 10% della superficie agricola nazionale».


Alla luce di questo scenario, seppure incoraggiante, possono esserci degli ostacoli per chi si approccia a un modello agricolo ecosostenibile ed equosolidale?
«Si, molte criticità sono purtroppo di ordine politico-burocratico. Come ad esempio il problema della sovracompensazione tra il “greening” previsto dalla PAC e la misura dell’agricoltura biologica prevista dal PSR: un’azienda agricola non può percepire per la stessa azione due compensazioni (contributi). Ci viene detto che per accedere alla misura dell’agricoltura biologica prevista dal nuovo PSR occorra fare qualcosa in più. In realtà, questo “qualcosa in più” rispetto al “greening” già lo facciamo… Infatti, chi fa agricoltura biologica non usa le sostanze di sintesi chimica nella fertilizzazione, nella difesa dalle crittogame o dagli insetti fitofagi. Chi fa agricoltura biologica è assoggettato a un sistema di controllo e certificazione; chi fa agricoltura biologica promuove la biodiversità attraverso il recupero delle varietà antiche e impiega tempo e spazio per l’individuazione delle varietà migliori per il territorio di coltivazione; chi fa agricoltura biologica non usa organismi geneticamente modificati; chi fa zootecnia biologica organizza la propria azienda in considerazione delle esigenze fisiologiche degli animali, sia per quanto riguarda gli spazi, sia per quanto riguarda l’alimentazione e il benessere in generale dei capi allevati. Infine, chi fa agricoltura biologica ha mediamente maggiori costi di produzione e minori entrate: tale differenziale va comunque debitamente compensato con un intervento specifico del PSR. Pertanto ci attendiamo dalla Regione Marche una misura specifica per l’agricoltura biologica che risulti accessibile e senza inutili irrigidimenti burocratici che scoraggino la conversione a tale metodo produttivo».

Perché soprattutto i giovani possono trovare un modo di riscattarsi avvicinandosi a questa cultura di vita e produttiva?
«Gli esperti concordano sul fatto che il settore primario è «anticiclico». La crisi degli altri settori produttivi, in particolare del settore industriale, fa si che il settore primario venga riconsiderato con maggiore interesse. Inoltre, oggi, il mercato dei prodotti alimentari è globalizzato e le aziende che si rivolgono al mercato internazionale posso avere nuovi sbocchi per la commercializzazione dei propri prodotti, fino a ieri impensabili. La figura dell’imprenditore agricolo è diventata attiva (active farmer), non si limita semplicemente a possedere la terra, ma a potenziare la competitività dell’agricoltura in tutte le sue forme e la redditività delle aziende agricole attraverso l’innovazione, l’introduzione della tecnologia nei processi, l’inserimento nelle logiche di filiera, l’impiego di nuove forme di commercializzazione».

E da parte delle amministrazioni locali quale sostegno possono avere?
«Le amministrazioni dovrebbero valorizzare le imprese agricole esistenti favorendo la loro propensione al mercato sia attraverso il sostegno ai progetti di filiera, che favoriscono l’aggregazione dell’offerta, che attraverso il sostegno ai progetti  di multifunzionalità, a partire dalle “nuove” forme di commercializzazione, quali la filiera corta/vendita diretta e i farmers market/mercati comunali, fino alle fattorie didattiche e l’attività agrituristica. Dovrebbero, inoltre, sostenere l’inserimento dei giovani in agricoltura e il ricambio generazionale attraverso una più incisiva  divulgazione delle opportunità previste dal nuovo PSR e dall’Ismea anche attraverso l’istituzione di uno sportello verde gestito in collaborazione con le Organizzazioni Professionali Agricole. Dovrebbero anche sostenere lo sviluppo dell’agricoltura sociale in particolare in collaborazione con il Terzo settore con l’obiettivo di favorire le reti di economia locale e l’inserimento lavorativo di persone con fragilità; l'agricoltura sociale può essere infatti uno straordinario strumento perché agricoltura e welfare si incontrino nella prospettiva di uno sviluppo armonico delle aree rurali. Non si tratta solo di contrastare l'esclusione sociale, ma di sviluppare reti comunitarie in grado di migliorare la qualità della vita e insieme creare i presupposti dello sviluppo integrato del territorio. Potrebbero favorire lo sviluppo rurale del territorio collegandolo anche con le politiche turistiche per valorizzare le eccellenze enogastronomiche e le imprese che svolgono attività agrituristica. Dovrebbero sostenere la nascita dei distretti rurali e dei distretti agroalimentari di qualità nel rispetto delle vocazioni produttive del territorio e supportare le aziende agricole al fine di garantire una gestione e un controllo efficace del territorio e la tutela del relativo patrimonio rurale, attraverso il miglioramento della viabilità rurale e l’affidamento di incarichi per la manutenzione del territorio. Favorire, infine, nell’assegnazione dei terreni di proprietà pubblica, gli imprenditori, singoli o associati, capaci di sviluppare una progettualità multifunzionale e/o di filiera premiando l’imprenditorialità giovanile, l’adozione di tecniche di coltivazione biologiche e l’inserimento lavorativo di persone con fragilità».


Con Marche Bio – Consorzio Marche Biologiche

IL CONSORZIO MARCHE BIOLOGICHE SOSTIENE IL BIOLOGICO MARCHIGIANO
E VALORIZZA I PROTAGONISTI DELLA FILIERA BIOLOGICA REGIONALE 

Dal 2010 un supporto concreto fatto di assistenza, formazione e promozione agli oltre trecento produttori e cinque cooperative agrobiologiche associate

Il Consorzio Marche Biologiche (www.conmarchebio.it) riunisce in un’unica filiera gli agricoltori biologici della Regione. Con Marche Bio - promosso da Gino Girolomoni Cooperativa, Italcer, La Terra e il Cielo Cooperativa, Montebello Cooperativa e Terra Bio - progetta e realizza nuove strategie comuni per rafforzare il biologico marchigiano, favorendo il miglioramento della qualità gestionale delle aziende agricole attraverso azioni specifiche come: l’informazione agli operatori della filiera, la promozione, lo sviluppo di nuovi prodotti, l’assistenza agli agricoltori per la partecipazione al sistema di controllo e certificazione, nuovi investimenti strutturali e tecnologici. «Si, l’intento è di far conoscere sempre di più e meglio le caratteristiche qualitative delle produzioni biologiche marchigiane - spiega Francesco Torriani - al fine di sostenere la crescita della domanda, interna ed estera, a prezzi di mercato remunerativi dei costi di produzione».



CONSORZIO MARCHE BIOLOGICHE
Con Marche Bio
Via N. Abbagnano 3
60019 Senigallia (AN)
Tel. 071 668244
Fax 071 6611272

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