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martedì 24 ottobre 2017

Telefonia. Il MISE dice stop alle fatture a 28 giorni?

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TELECOMUNICAZIONI: FONTI MISE, FATTURA 28 GIORNI PRATICA SCORRETTA

CODACONS: BENE MISE, URGENTE CORRERE AI RIPARI. NORMA TENGA CONTO DEI RIMBORSI AGLI UTENTI, 1,19 MLD DI EURO SOLO NEL 2016

SE ILLEGALE FATTURAZIONE A 28 GIORNI NULLI TUTTI GLI EFFETTI CHE NE DERIVANO

Pieno appoggio del Codacons al Ministero dello Sviluppo economico che, in riferimento alla nota diffusa da Asstel, ha fatto sapere che la tariffazione a 28 giorni rappresenta una pratica commerciale scorretta che verrà esplicitamente vietata attraverso appositi strumenti legislativi nelle prossime settimane.

“Il Ministero deve correre ai ripari e con urgenza, perché il danno subito dagli utenti a causa delle illegittime bollette a 28 giorni è enorme, e pari a 1,19 miliardi di euro nel 2016 solo per la telefonia fissa e gli abbonamenti sim – spiega il presidente Carlo Rienzi – Ma vietare la pratica di fatturazione a 28 giorni, peraltro già dichiarata fuorilegge dall’Agcom, non basta: qualsiasi provvedimento legislativo del Governo in tal senso dovrà necessariamente tenere conto dei rimborsi spettanti agli utenti. Questo perché se è illegale emettere bollette ogni 28 giorni, sono nulli tutti gli effetti che derivano da tale pratica, compresi i maggiori ricavi incassati dalle compagnie telefoniche dal 2015 ad oggi, che dovranno interamente essere restituiti ai consumatori” – conclude Rienzi.

Intanto tutti gli utenti danneggiati possono avviare la richiesta di risarcimento scaricando il modulo sul sito www.codacons.it

giovedì 11 gennaio 2007

Ustica, una strage senza colpevoli Il governo: "Ci sarà un risarcimento"

Cassazione, sentenza definitiva a 27 anni dalla tragedia del DC9. Assolti i generali dell'Aeronautica. La rabbia dei parenti delle vittime.

In Finanziaria una norma che garantisce un indennizzo: "Come per i morti del terrorismo"


 Ustica, una strage senza colpevoli Il governo: (Masterworld.org/news)ROMA - La strage di Ustica non ha colpevoli. A 27 anni dall'esplosione in volo del DC9 dell'Itavia diretto a Palermo, la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha impiegato cinque ore per dichiarare definitivamente innocenti i due generali dell'Aeronautica accusati di aver depistato le indagini. Resta preclusa quindi la possibilità di riaprire il processo anche per la parte relativa ai risarcimenti civili. La Suprema Corte ha deciso che i familiari delle 81 vittime non avranno alcun indennizzo dallo Stato. Ma il governo, pur rispettando la sentenza, assicura che il risarcimento ci sarà: è stata inserita in Finanziaria una norma che equipara i parenti delle vittime della strage ai familiari delle vittime del terrorismo, garantendo così un risarcimento. Detto questo, però - si osserva in ambienti di Palazzo Chigi - dal governo non si entra nel merito della sentenza e si sottolinea il "massimo rispetto" per il lavoro della magistratura.

Familiari, stupore e rabbia. Tra i familiari delle vittime, un senso profondo "di amarezza e indignazione per ciò che è accaduto in questa vicenda anomala". Così l'avvocato Alfredo Galasso, legale di alcuni parenti delle vittime di Ustica, commenta il verdetto emesso oggi dalla Corte di Cassazione: "Lo Stato a livello di tutte le sue articolazioni consegna alla storia come mistero una delle più grandi tragedie italiane. In 27 anni non si è riusciti a raggiungere la verità". Il legale, inoltre, ribadisce di essere "convinto che si trattò di una 'pirateria' aerea. La verità del giudice Priore è la nostra verità".

Soddisfazione tra gli imputati. "E' la fine di un incubo", ha detto il generale Franco Ferri, imputato di alto tradimento insieme al collega Lamberto Bertolucci. "Finalmente la mia onestà è stata riconosciuta definitivamente".

Confermato l'appello. Resta confermata la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 15 dicembre 2005 che aveva assolto con la formula "perché il fatto non sussiste" i due alti ufficiali dell'Aeronautica. Al cambiamento della formula puntava invece la Procura generale e anche il governo difeso dall'Avvocatura dello Stato che chiedevano di modificare la formula con la dizione "perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato" che avrebbe lasciato aperta ai familiari delle vittime la strada per la richiesta di risarcimento. La prima sezione penale presieduta da Torquato Gemelli ha optato per l'assoluzione piena e definitiva ai generali, precludendo in questo modo la possibilità di qualsiasi richiesta di risarcimento.


Origine: Repubblica

Erba, interrogatorio-fiume per i vicini Il legale: "Prime parziali ammissioni"

Per quasi sette ore davanti agli inquirenti la coppia fermata per la strage. Il legale: "Non hanno confermato la stessa versione dell'altro giorno"


 Erba, interrogatorio-fiume per i vicini Il legale: (Masterworld.org/news) - Erano pronti a fuggire Olindo e Rosa. Parlando con il marito, lei aveva chiesto: "Perché non ce ne andiamo?". Parole pronunciate qualche giorno dopo il massacro conversando in casa, intercettate dai carabinieri. E' scritto nelle cinque pagine di verbale che costituiscono le motivazioni del fermo. Forse per questo i magistrati hanno accelerato le indagini e hanno deciso di fermare i vicini di casa della famiglia Marzouk.

Olindo e Rosa Romano erano controllati a distanza già da diversi giorni, da quando l'unico scampato all'eccidio, Mario Frigerio, aveva detto che a tagliargli la gola era stato un vicino di casa "grande e grosso". E dal letto dell'ospedale dove è ancora ricoverato, l'ha riconosciuto nella fotografia di Romano mostratagli dai carabinieri. "Lo sapevo che si odiavano - ha affermato alla notizia dell'arresto dei due vicini di casa - Per me è una conferma". E ricostruendo i terribili momenti del massacro, ha detto al suo legale: "Ho sentito un dolore acuto, come uno squarcio nella carne e poi ricordo tanto sangue".

L'avvocato Paolo Troiano, che ha assunto la difesa dei coniugi Romano dice che "è ancora presto per avere un quadro certo e chiaro delle accuse contestate e sugli elementi di prova". Quest'oggi la Procura depositerà gli atti all'ufficio del giudice per le indagini preliminari che entro venerdì deciderà se l'impianto accusatorio regge oppure se i due indiziati possono tornare liberi. I prossimi interrogatori serviranno per verificare, una volta ancora, la consistenza dell'alibi che Olindo e sua moglie Rosa stanno ripetendo da quando i carabinieri li hanno chiusi nel carcere di Como.

"Siamo innocenti", aveva gridato ai cronisti Rosa Bazzi. "Non siamo noi gli assassini". Dicono i Romano che quella sera, durante la strage, prima erano a fare compere e poi sono passati in pizzeria. A casa erano tornati quanto tutto era già finito. "Eravamo usciti per andare a fare shopping a Como intorno alle 19", hanno ripetuto a verbale Olindo e Rosa, ma sui possibili testimoni, i due non hanno saputo indicare neppure un commesso che li riconoscesse. Quello che inoltre non convince gli inquirenti è l'orario: a Como, intorno alle 19.30, i negozi sono quasi tutti chiusi. Neppure la cena in una paninoteca del centro storico sembrerebbe scagionare del tutto la coppia perché l'orario impresso sullo scontrino fiscale, le 23.00, non cancella la possibilità che i coniugi abbiano raggiunto la pizzeria dopo aver commesso la strage avvenuta intorno alle 20.15.

I Ris ieri sono tornati nella casa dove l'11 dicembre sono stati uccisi Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni, la nonna materna Paola Gallia, una vicina di casa Valeria Cherubini, e ferito gravemente suo marito Mario Frigerio. I carabinieri hanno compiuto rilievi anche nella casa dei due indiziati. Con il luminol sono andati a caccia delle tracce di sangue ritrovate nella dependance-garage, su un paio di pantaloni maschili appena lavati e su una maglietta della donna.

Questa mattina i tecnici del Ris sposteranno la loro attenzione sull'auto dei Romano, una Seat Arosa: su un sedile sembra sianostate rintracciate tracce di sangue. "Hanno chiesto 30 giorni di tempo prima di consegnare le loro conclusioni", ha anticipato il legale dei due presunti assassini, l'avvocato Pietro Troiano, presente con un consulente durante i rilievi di ieri. La sensazione, però, è che il test del Dna sul sangue possa giungere già domani.


Origine: Repubblica

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