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mercoledì 12 dicembre 2007

Blocco dei Tir: alla ricerca (vana) di un piano di mobilità sostenibile

Blocco dei Tir: alla ricerca (vana) di un piano di mobilità sostenibile
di Alessandro Farulli

LIVORNO. «Da qualunque parte si affronti il problema, la situazione è critica». Prendiamo in prestito l'attacco del pezzo di oggi di Franco Vergnano sul Sole24Ore, che ha intervistato Carlo Vaghi (Bocconi) sulla logistica, per tornare sulla questione mobilità sostenibile e sciopero dei Tir. Della serie: come non si raggiungerà mai una mobilità neppure vagamente più sostenibile di quella attuale nella situazione data. In un Paese cioè, dove servizi e logistica sono il nodo più grosso da sciogliere nel campo della competitività. Ovvero quello che in buona sostanza pone i limiti maggiori proprio alla competitività nazionale. E per capirlo basta fare l'elenco di cosa si è bloccato in questi due giorni di sciopero degli autotrasportatori: commercio al dettaglio, supermercati (in particolare carne e pesce), distributori di carburanti, attività agricola, produzione industriale. E se la serrata proseguirà, niente giornali, collegamenti con i mercati esteri ecc. Perché? Perché in Italia il trasporto merci è pari all'86% contro il 72 a livello europeo. Tutto va su gomma. Agroalimentari, manufatti, inerti, betoniere, containers, combustibili e prodotti chimici, rifiuti, prodotti vari in cisterna, traslochi, animali vivi, auto (bisarche), trasporti eccezionali. Tutto di tutto.

Nessuno vuole gettare la croce addosso agli autotrasportatori, lavoratori come tutti gli altri che si spaccano la schiena dando una risposta evidentemente ad una domanda. Domanda figlia del just in time, del dover avere tutto ora da qualunque parte debba arrivare e il più velocemente possibile. Può questo conciliarsi in qualche modo con uno sviluppo sostenibile della mobilità? Mai. Togliamocelo dalla testa. Serve una rivoluzione che da altre parti – non ovunque sia ben chiaro non è solo un problema italiano – è cominciata trent'anni fa. La rivoluzione dei trasporti, altrimenti detta piano di mobilità sostenibile, deve assolutamente diventare una priorità per qualunque maggioranza governi questo Paese. Se non si mette mano a questo ogni battaglia contro le polveri fini (inquinamento aria), incidenti (sociale), malattie respiratore (sanità), diseconomie (competitività), sarà vano.

Ma l'Italia non sembra proprio sentirci da questo orecchio tant'è che ieri, su proposta del Ministro dei trasporti, Alessandro Bianchi, il consiglio dei ministri ha emanato un regolamento che disciplina le modalità di erogazione delle risorse accantonate nel "Fondo per il proseguimento degli interventi a favore dell'autotrasporto delle merci e per lo sviluppo della logistica" (così ridenominato dalla legge finanziaria 2007), allo scopo di agevolare il processo di riforma del settore e di supportare le imprese di autotrasporto in una delicata fase di ristrutturazione, razionalizzazione e crescita dimensionale, nel rispetto dell'ambiente e della sicurezza. Sul testo è stato acquisito il parere del Consiglio di Stato. Della serie: per i tir i soldi li trovano per i pendolari mai e non è del benaltrismo. Qui – lo ripetiamo da giorni e ci siamo un po' venuti a noia da soli – siamo di fronte ogni giorno alla dimostrazione che non ci si rende conto delle priorità (in questo caso migliorare la mobilità e renderla più sostenibile), ma si affronta soltanto l'emergenza. Ci sono gli autotrasportatori arrabbiati? Incentivi per nuovi mezzi e (speriamo di essere smentiti) aiuti per ridurre il prezzo del gasolio. Ci sono i produttori di auto arrabbiati perché senza incentivi crollano le vendite? Incentivi non nella Finanziaria, ma nel "milleproroghe". Le Regioni o i Comuni non riescono a limitare le emissioni di Pm10? Indaghiamoli…

da http://www.greenreport.it/contenuti/leggi.php?id_cont=10997

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