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domenica 23 dicembre 2007

Riflessioni corsare sulla modernita'


        

Riflessioni  "corsare" sulla  modernità

 

Francamente,  non riesco ad accettare quella convinzione assai diffusa e corrente, troppo  positiva e poco critica, relativa alla  modernizzazione che è soprattutto un effetto ritardato e regressivo della  post-modernizzazione delle economie e delle società capitalisticamente più avanzate del Nord Italia e del Nord  del pianeta, la cui ricchezza e il cui potere derivano esclusivamente da un  sistema di sviluppo che genera essenzialmente miseria, sottosviluppo e  dipendenza in altre regioni del pianeta, comunemente identificate come  "Sud del  mondo", in cui purtroppo non si può non annoverare  anche il Meridione d'Italia. A maggior ragione se ci riferiamo a una modernizzazione forzata e fittizia, come quella  avvenuta nella fase storica post-sismica della società irpina. Ma il discorso  potrebbe essere esteso ed applicato facilmente ad altre aree depresse e  sottosviluppate del Sud del mondo.

Quelle che  fino a pochi decenni fa rappresentavano comunità coese e compatte, solidali e  a misura d'uomo, benché anguste e chiuse nella loro  arretratezza e genuinità culturale, essendo estremamente particolaristiche  e localistiche (soprattutto sul piano dei  costumi, delle tradizioni e delle usanze religiose e linguistiche),  rette su un sistema economico-sociale senza dubbio arcaico e primitivo,  di tipo feudale o semi-feudale, si sono  trasformate in modo brutale e convulso. Per cui oggi  appaiono come società disfatte e disgregate, sempre più alienate e nevrotiche,  proprio a causa di un'accelerazione storica improvvisa e violenta che ha  provocato un'involuzione e un imbarbarimento progressivo dei rapporti  interpersonali. La schizofrenia e l'atomizzazione sociale, di massa, costituiscono i segni più eloquenti di  una civiltà, quella occidentale, in pieno disfacimento e in fase di  decomposizione irreversibile, in quanto momento terminale di un  processo di declino storico strutturale e ideologico del sistema capitalistico-borghese.  

Anche in  Irpinia, la conseguenza più atroce e drammatica  di questa modernizzazione posticcia, è un processo  di crescente alterazione e brutalizzazione dei  comportamenti e delle relazioni umane, sempre più improntate e finalizzate ad un  unico valore dominante, il profitto economico, quale unico scopo e unico modello  di vita proposto ed imposto alle nuove generazioni. Le quali, non a caso, sono costrette ad emigrare in massa per cercare  fortuna altrove, come è accaduto in passato ai loro antenati, seppure  siano indubbiamente più scolarizzate e, in  moltissimi casi, formate ai massimi livelli dell'istruzione scolastica  e universitaria. Con la differenza sostanziale che quello odierno è un  flusso migratorio senza più ritorno, come in gran parte  si sta dimostrando, per cui la perdita per le nostre comunità si  rivela davvero immane e irreparabile.  

Tale modello  socio-culturale è altamente diseducativo e deviante,  nella misura in cui è diventato un fine assolutamente pervasivo e unilaterale, presente in maniera ossessiva nella  nostra esistenza quotidiana. Tuttavia, tale principio non è sorretto da una coscienza etico-intellettuale  sufficientemente critica e matura, capace di compensare e sostituire, se  necessario, quell'interesse univoco con altri beni o  valori umani e spirituali, più edificanti e gratificanti. L'imposizione di una  visione generale della vita conforme al sistema economico dominante  (perché di questo si tratta), avviene attraverso metodi diversi rispetto al  passato, ricorrendo a procedimenti solo in apparenza democratici e non  autoritari, eppure molto più alienanti ed  oppressivi di qualsiasi dittatura militare.  

Sia ben  chiaro un punto, a scanso di eventuali equivoci.  

Non intendo  qui formulare un'ipotesi di esaltazione acritica e  apologetica del feudalesimo o delle civiltà ormai superate da un  falso sviluppo che in realtà è in grado di generare su scala soprattutto  planetaria, ma anche all'interno dei suoi assetti locali, nuove forme  di sottosviluppo e di barbarie, né intendo esternare sentimenti di  anacronistica nostalgia d'un passato che fu di dolore ed oppressione, di  corruzione sociale e depravazione morale (almeno a livello delle classi sociali  superiori: si pensi all'aristocrazia feudale, di stampo baronale, o alle fasce  più elevate e più ricche della borghesia economico-mercantile), di miseria e  sfruttamento materiale delle plebi rurali irpine e  della servitù della gleba pre-esistente.  

Al contrario,  mi preme interpretare e comprendere la società presente a  partire da un'analisi il più possibile lucida e oggettiva di quella  trascorsa. Occorre indagare e spiegare la realtà odierna, segnata da un fallace  sviluppo economico e civile, da una democrazia pseudo-liberale puramente formale, da un benessere  assolutamente mercificato, corrotto e artefatto, in quanto prettamente  consumistico. Tutto ciò al fine di progettare e costruire, se possibile, un avvenire migliore per le giovani generazioni  irpine, ossia per i nostri figli, insieme con gli  altri soggetti sociali realmente antagonisti e progressisti, ossia attraverso  un'azione  di natura necessariamente politica, volta ad una  trasformazione radicale dell'ordine vigente nelle nostre zone. Le quali  sono ancora oppresse da una casta politica "digerente", ormai  incancrenitasi, che governa utilizzando sistemi di  stampo borbonico-feudale, alla stregua del  celebre "Gattopardo" (di  Giuseppe Tomasi di Lampedusa), convinto che tutto  debba cambiare affinché nulla cambi e tutto resti come prima.

L'attuale processo di  sviluppo ha generato soprattutto mostruosità, veleni e contraddizioni sociali  estremamente brutali, provocando atteggiamenti  caratteristici di un filone teatrale classificabile tra la tragedia e  la commedia umana, dando origine a nuove sacche di miseria, sfruttamento e  barbarie, all'interno di società sempre più massificate e omologate anche  sotto il profilo etico-spirituale. Questo  fenomeno di massificazione e standardizzazione dei corpi e delle menti umane, è  peggiore di qualsiasi forma di fascismo e totalitarismo conosciuti in passato,  in quanto è un sistema molto più subdolo e strisciante,  non apertamente autoritario e coercitivo, nella misura in cui non si serve delle  istituzioni apertamente repressive quali esercito, polizia, carcere, mentre si  avvale soprattutto dei mezzi di comunicazione e di persuasione di massa,  anzitutto dei messaggi pubblicitari subliminali, per cui la sua forza si  rivela assai più efficace, convincente e pervasiva.

L'odierna  società irpina è desolante e alienante,  in quanto l'autonomia, la consapevolezza e la personalità del singolo  individuo sono di fatto soffocate, essendo la persona  deprivata di ogni scelta alternativa all'esistente (ossia al nulla), essendo  espropriata di ogni diritto concreto e di ogni effettiva possibilità di  partecipazione sociale, politica e culturale davvero libera e cosciente.  

Insomma, il  "pensiero unico"  dell'homo economicus, proprio dell'ideologia  neoliberista, frutto di un processo di espansione e  globalizzazione imperialista su scala  planetaria, ha attecchito anche in terra irpina,  facendo degenerare, quasi più che altrove, le coscienze, le  culture e i comportamenti individuali e collettivi all'interno di  comunità che, malgrado tutto, erano ancora abbastanza omogenee e coese, sane ed  integre moralmente, autenticamente e profondamente umane... Nonostante  tutto!

Il mio  "pessimismo cosmico"  è solo apparente, in quanto discende da un'analisi disincantata della  società presente, ma è sorretto e confortato da uno spirito ottimistico,  derivante dalla volontà e dal desiderio di mutare lo stato di cose  esistenti.

 

Lucio Garofalo <garofaloluc@tiscali.it>

 

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