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venerdì 3 marzo 2006
Addio videoregistratore, il futuro è dvd
Il primo videoregistratore venne prodotto nel 1972 in Inghilterra; la tecnologia grezza ed un design poco “domestico” ne segnarono subito la fine. Dopo qualche anno fu la volta dei videoregistratori Sony, che iniziarono a riscuotere i primi consensi. Il costo per acquistarne uno era pari a 1000 euro.
Ma questo è stato solo l’inizio di una svolta epocale nella storia della televisione per i consumi domestici. Dall’era del “che c’e’ stasera in televisione ?” si è passati, con l’introduzione del videoregistratore (detto anche vcr), all’era del “cosa guardiamo stasera in televisione ?”.
Con il vcr è possibile, com’è noto, registrare un programma per rivederlo successivamente, mandare eventi durante la pubblicità, farne una copia per un amico, conservare una copia per il futuro. All’epoca vi erano due tecnologie VHS e Betamax della Sony; ad affermarsi la prima, che divenne lo standard di mercato per la clientela.
In quegli anni le “major hollywoodiane” temevano che l’ingresso dei videoregistratori nelle case avrebbe scoraggiato la gente a recarsi al cinema, ma tutto ciò non avvenne. Infatti come è sempre accaduto nella storia dei media, i nuovi non hanno mai sostituito i precedenti, semmai li hanno integrati e “trasformati”. Le case produttrici di film hanno iniziato a vendere i film anche su cassetta e non più solo al botteghino.
I limiti del videoregistratore sono stati diversi. Ricordiamo le difficoltà della programmazione per la registrazione di un programma (anche se negli ultimi anni erano stati introdotti sul mercato videoregistratori che si sincronizzavano con il canale da registrare per stabilire ad esempio l’ora corretta ndr), la qualità insoddisfacente dei supporti, la facile usura degli stessi, l’accesso sequenziale comune a tutti i dispositivi analogici (ad esempio per scorrere un film da una scena ad un’altra occorre riavvolgere il nastro ndr).
I dvd player sono invece dispositivi digitali: consentono l’accesso ad un indice, presentano all’utente una serie di menù per la scelta dei contenuti (per es. l’elenco delle scene di un film), è consentito saltare da un punto ad un altro del dvd, senza deteriorare il supporto. Senza dimenticare che la qualità del video e dell’audio sono eccellenti e tali restano nel tempo, mentre purtroppo le cassette si deteriorano dopo averle riprodotte più volte.
La tecnologia del presente è il disco digitale. Prima sono comparsi i Compact Disc o cd, che supportavano il formato videocd, ed avevano una qualità paragonabile a quella delle tradizionali videocassette VHS, con una durata dai 74 ai 90 minuti.
Ma il boom dei video in digitale è stato favorito dall’ingresso sul mercato del supporto DVD (Dischi Digitali Versatili ndr), che rispetto ai cd offrono una capacità di memorizzazione maggiore, visto che possono contenere più di due ore di video digitale di qualità professionale.
Se un normale CD raggiunge una capienza massima di 800 Megabyte, un DVD contiene alcuni Gigabyte, cioè alcune migliaia di Megabyte.
I Dvd utilizzano il formato di compressione Video Mpeg2 che simula l’occhio umano, come questo percepisce i colori e le immagini in movimento, registrando solo le porzioni di video che cambiano da un fotogramma all’altro, tralasciando quelle inalterate. Ovviamente per inseguire la compressione, occorre perdere sul fronte della qualità audio/video.
Andrea Pietrarota
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