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martedì 16 giugno 2020

L’importanza del search intent nella strategia di comunicazione digitale

Riuscire a comprendere quale sia il ‘search intent’ (ovvero l’intento di ricerca) degli utenti in Rete è la chiave di volta dell’intero processo di marketing digitale, con le sue strategie e tecniche sempre più performanti. Stiamo parlando di quel bisogno particolare che è stato percepito e che ha spinto la persona a fare una determinata ricerca su motori quali Google
Un elemento che deve essere intrecciato con la personale aspettativa, relativamente alla soddisfazione di quella che viene identificata come una necessità.


Il search intent guida l’utente quando effettua la ricerca, ecco perché è importante capire come il motore reagisca per soddisfare la richiesta. Comprenderlo sarà utile per progettare e ottimizzare ad hoc sia il portale che i contenuti da offrire attraverso di esso. 
Per riuscire a ottenere risultati interessanti sia per quanto riguarda la visibilità del sito che in relazione al posizionamento nella SERP bisogna dunque andare a inserire nella strategia lo studio dell'intento di ricerca. 

In ambito SEO ci sono alcune classificazioni, all’interno delle quali si vanno a inserire le possibili query (le ‘interrogazioni’ della Rete). Si tratta di quattro macro aree di intenti, di tipo:
     informazionale, quando si vogliono acquisire concetti attraverso la visualizzazione e la lettura di certi approfondimenti su temi più o meno generici (è il più diffuso);
     commerciale, l’intenzione qui è compiere un acquisto dunque vengono effettuate delle ricerche che poi orientano il modo in cui viene compiuta la scelta;
     navigazionale, l’utente sa già prodotto e marchio (o direttamente il portale) che vuole cercare. Non fa altro che digitare il dominio o le parole che possano identificarlo;
     transazionale, si compie un’azione che potrebbe condurre in un momento successivo a compiere un acquisto (si cercano info su beni e servizi ai quali si è interessati).

I contenuti di qualità si offrono di rispondere alle domande degli utenti

Capire chi sono i propri potenziali utenti consente di conoscere quali motivi li spingono a cercare determinati prodotti e servizi. L’obiettivo è strutturare le migliori risposte alle loro domande, specie attraverso la creazione di contenuti di qualità che possano essere esaustivi. Pianificare una strategia di content marketing con una web agency rappresenta un passaggio chiave. Analizzando correttamente le query e gli intenti di ricerca sarà possibile individuare le keyword, grazie alle quali ottimizzare contenuti interessanti. 

Gli esperti di content marketing si troveranno così a produrre materiale sicuramente stimolante per gli utenti target, agevolando la conversione. Sarà importante pianificare una regolare e periodica pubblicazione di questi contenuti, da inserire in un piano editoriale ad hoc. Quest’ultimo potrà essere predisposto con un anticipo ampio anche di un mese, affinché il risultato sia il più accurato possibile (in base pure a quelle che sono le esigenze connesse al business). 
In un futuro non troppo lontano l’importanza del search intent per il digital marketing raggiungerà livelli altissimi. Con l’obiettivo di riuscire a comprendere sempre meglio quali siano le necessità e le richieste del pubblico in modo da offrire risposte pertinenti e che si posizionano in alto nella SERP.

lunedì 13 novembre 2017

Posizionamento SEO sui motori di ricerca: link building e guest blogging, come cominciare

L’attività di guest posting è, ancora ad oggi, una delle preferite per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca. 

In sostanza si tratta di cercare dei blog o dei siti online che siano disposti ad accettare di ospitare un proprio articolo che contiene un link, rimandante al proprio sito.

Tuttavia non bisogna mai fare guest blogging in modo azzardato, perché Google è severo nel giudicare i tentativi artificiosi di migliorare il posizionamento della pagina: stante il fatto che negli ultimi anni il numero di blog che ricorrevano in maniera acritica a questa pratica moltiplicando i backlinks verso il proprio sito, Google ha reso più strette le maglie ed ora può anche penalizzare chi non scelga bene il sito dove fare guest post

Ci sono siti infatti che sono spam o ‘poco autorevoli’ secondo Google e potrebbero ottenere l’effetto contrario se contengono link al proprio sito. 

Google in particolare penalizza l’uso eccessivo di guest posting, soprattutto se i siti di riferimento non hanno nessuna rilevanza o autorità, ma anche l’uso di programmi automatici per creare link, l’acquisto e la vendita e l’eccessivo scambio di link. 

Ecco perché il segreto di fare guest posting oggi punta quasi tutto sulla qualità. 
Google favorisce le pagine che creino dei contenuti freschi, di rilievo per l’utente, aggiornati, e scorrevoli, dove il link non sia una forzatura. 
L’algoritmo Panda che lavora per Google può penalizzare tutti i contenuti che sono di bassa qualità, quindi meglio ‘comportarsi bene’. 

Ma come si fa davvero bene il guest blogging? 
Innanzitutto come abbiamo già accennato è necessario scegliere dei blog giusti dove postare il proprio articolo. 

Blog giusto significa blog autorevole, per intenderci uno di quelli meglio posizionati nella SERP di Google quando si scrivono le parole chiave che interessano; un blog serio, ma che sia anche tematicamente affine al tema ed al link che si vuole inserire, altrimenti Google valuterà questo. 

Prima di scrivere al webmaster, controllate sempre bene le statistiche del sito, controllate quanto è trafficato, le condivisioni, e via dicendo. 
In questo modo avrete la certezza che si tratti di un ottimo sito dove molte persone vedranno il vostro contenuto. 

A questo punto non vi resta che scrivere il contenuto del post, che deve essere fatto davvero bene, sempre nell’ottica di creare un servizio di valore per la pagina. 

Per scrivere bene bisogna anche seguire la linea editoriale del sito dove si vuole pubblicare: quindi ben venga uno studio di eventuali linee guida e dello stile del piano editoriale, perché il guest post dovrà essere perfettamente in linea con esso. 

Detto questo, attenzione alla scrittura di qualità; scegliete l’anchor text con molta attenzione, e inseritela nella prima parte del testo; formattate molto bene il testo rendendolo leggibile, non troppo lungo, privo di errori grammaticali. 
Non usate più di due link per ogni articolo o potrebbe essere peggio. 

Scrivete il testo formattato senza foto o video, tenendo conto che comunque il blogger potrebbe anche decidere di ‘sistemare’ l’articolo secondo i suoi canoni. 

Ora non resta altro da fare che contattare ufficialmente il blogger per mezzo degli strumenti di contatto da lui messi a disposizione. 
Cercate di avere un approccio diretto, tanti blogger sono felici di avere contenuti gratis di buona qualità da ospitare sul loro sito. 

Potete anche cercare di stringere una vera e propria collaborazione, chi può dirlo.

Una volta pubblicato il post, si dia inizio alla condivisione sui social: condivisione non deve essere spam perché ricordiamo che lo scopo del guest blogging, oltre a quello di ottenere backlink, deve essere quello di dare un contenuto di qualità per gli utenti. 


Massimiliano Del Rosso.






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mercoledì 8 novembre 2017

Analisi SEMrush: fashion: i 25 siti dove gli italiani fanno shopping


Risultati immagini per e commerce fashion
Il mercato online del fashion in Italia cresce del 15-20% all’anno. 

Il contributo del Fashion nel mercato ecommerce è secondo solo a quello di Informatica ed Elettronica. 

Il marketing software SEMrush ha condotto una ricerca per scoprire quali sono i 25 siti dove gli italiani fanno shopping online.

Quali sono gli e-commerce leader per visibilità nella ricerca organica? 

Zalando, con un grande distacco, è il numero uno per visibilità nella ricerca organica, dimostrando la sua leadership nel segmento della moda. 

H&M è il numero due nell'elenco, Yoox è terzo, seguito da Zara, Adidas e Asos

 Il traffico dalla ricerca organica rende i siti di e-commerce meno dipendenti dai budget pubblicitari, ma richiede tanto lavoro nell’ottimizzazione per il motore di ricerca.

La ricerca prova che il traffico a pagamento è ancora una delle migliori fonti per attirare persone sul proprio sito. 

In questa categoria al primo posto è ancora Zalando, gli altri tre leader sono Yoox, Adidas, Privalia, Asos e Bonprix.

Un altro fattore importante che è stato rivelato dalla ricerca è che il 60% del traffico per fashion e-commerce, sia organico che a pagamento, viene ancora dal desktop.

Ecco sono i primi 25 siti di e-commerce di moda basati sul traffico:
1.   zalando.it
2.   privalia.com
3.   yoox.com
4.   asos.com
5.   bonprix.it
6.   hm.com
7.   zara.com
8.   rosegal.com
9.   supremenewyork.com
10.  adidas.it
11.  lesara.it
12.  spartoo.it
13.  ovs.it
14.  teetee.eu
15.  kiabi.it
16.  stileo.it
17.  bershka.com
18.  guess.eu
19.  gucci.com
20.  mando.com
21.  laredoute.it
22.  intimissimi.com
23.  spreadshirt.it
24.  qwertee.com
25.  stylight.it


Nota tecnica
SEMrush ha analizzato le fonti di traffico e ha scoperto che il 42,5% del traffico non a pagamento dei primi 25 siti di e-commerce è il traffico diretto. Questo sembra logico perché è il risultato della conoscenza della marca.

Un'altra importante fonte di traffico per questi siti e-commerce è la ricerca organica, da cui viene il 34% del traffico mensile. Il traffico dai referral è la terza fonte, portando il 6,9% del traffico ai siti web. Solo il 7% del traffico viene dai canali social media.

Per quanto riguarda le richieste con le parole "comprare" e "comprare online" nel settore dell'abbigliamento la maggior parte delle persone cerca su Google vestiti, scarpe e borse.





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lunedì 6 novembre 2017

CorrieredelWeb.it denuncia informazioniultime.blogspot.com e ituoidati.blogspot.com, due scrap blog che violano il copyright

Con questa denuncia pubblica, amaramente, segnaliamo che ci sono almendo due scrap blog*:
che (uno dal 16 aprile, l'altro dall'8 maggio 2017) stanno duplicando ogni nostro post, causandoci gravi danni per il ranking del CorrieredelWeb.it e in piena violazione delle norme sul Copyright riconosciute globalmente.

I due ignobili scrap blog (https://informazioniultime.blogspot.com e https://ituoidati.blogspot.com) si nutrono tramite il nostro feed che ora siamo costretti a chiudere a tempo intederminato, pur causando un disservizio enorme, per noi e per i nostri lettori.

Stiamo segnalando questi ignobili parassiti, che si nascondono sotto il più totale anonimato a Google, il motore di ricerca più utilizzato, che penalizza pesantemente i contenuti duplicati.

Infatti stiamo sparendo dai risultati di ricerca e ogni condivisone ora deve essere svolta, per ogni articolo singolarmente e per ciascun Social in modo del tutto manuale.

Stiamo provvedendo alla prossima denuncia alla Polizia Postale Italiana contro gli anonimi ladri di contenuti.

Per far capire quanto siano ignobili gli autori di questi siti copiano proprio tutto:
pure la nostra pagina chi siamo e il nostro logo.

Andrea Pietrarota



Qualche esempio delle migliaia di post duplicati:


Da Wikipedia
Il web scraping (detto anche web harvesting o web data extraction) è una tecnica informatica di estrazione di dati da un sito web per mezzo di programmi software. 

Di solito, tali programmi simulano la navigazione umana nel World Wide Web attraverso l'implementazione di basso livello dell'Hypertext Transfer Protocol (HTTP) o l'incorporamento di un vero e proprio browser, come Internet Explorer o Mozilla Firefox.

Il web scraping è strettamente correlato all'indicizzazione dei siti Internet; tale tecnica è attuata mediante l'uso di bot dalla maggior parte dei motori di ricerca. 

D'altro canto, il web scraping si concentra di più sulla trasformazione di dati non strutturati presenti in Rete, di solito in formato HTML, in metadati che possono essere memorizzati e analizzati in locale in un database. 

Il web harvesting è altresì affine alla web automation, che consiste nella simulazione della navigazione umana in Rete attraverso l'uso di software per computer.

Il web scraping si può usare per confrontare prezzi online, monitorare dati meteorologici, rilevare modifiche in un sito internet, nella ricerca scientifica, per il web mashup e il web data integration.



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venerdì 6 ottobre 2017

Allnet.Italia e i suoi alleati nella lotta al crimine informatico

Casalecchio di Reno (BO), 6 ottobre 2017 – Nell'attuale mondo iperconnesso, in cui internet è diventato ormai una necessità prima ancora che una risorsa, è fondamentale prestare la dovuta attenzione ai rischi che le nuove tecnologie di rete comportano. 

La cyber security è, dunque, un punto cruciale non solamente per le aziende, ma anche per gli individui. In tal senso, Allnet.Italia- distributore ad alto valore aggiunto, specializzato in soluzioni innovative, nell'informatica e nelle telecomunicazioni- è in grado di offrire un'ampia gamma di servizi e soluzioni per la sicurezza.

Si sta consumando proprio in queste settimane il Celebgate 3.0, ovvero una fuga di contenuti riservati e personali, indebitamente sottratti a volti noti del mondo del cinema e della musica. 

I cyber-criminali, in questi casi, con scaltrezza creano dei sistemi tecnologicamente sofisticati sottoveste di comunicazioni banali per appropriarsi delle credenziali di accesso ai cloud privati delle loro vittime. 

Un metodo particolarmente diffuso, ad esempio, consiste nell'inviare email scam per il resettaggio della password di account email o iCloud, o, nel caso delle star di Hollywood, sono stati inviati messaggi di posta elettronica, riproducendo nei minimi dettagli le notifiche sulla sicurezza che gli Operatori Google o Apple mandano talvolta ai loro utenti.

I danni sono molto più seri quando sono le aziende a finire nel mirino, come nel caso di Equifax. La società americana, uno dei colossi nel controllo del credito, raccoglie una serie di informazioni finanziarie sui consumatori, con cui calcola il loro "credit score": un punteggio di affidabilità molto rilevante negli Stati Uniti. 

L'attacco di cui è stata vittima sia a maggio che a settembre di quest'anno, si stima abbia causato un accesso indiscriminato ai dati di 143 milioni di cittadini americani: oltre alle generalità, sono diventati disponibili i dettagli delle carte di credito di 209 mila individui e i documenti su contenziosi di 182 mila consumatori.

Kostas Papadopoulos, CTO di Allnet.Italia commenta: "La vicenda Equifax, lungi dall'essere ancora conclusa, non fa che confermare come la sicurezza informatica sia un elemento da non prendere alla leggera: sottovalutare la minaccia non fa che renderci vulnerabili ad attacchi. In Italia, nello specifico, i dati non sono molto incoraggianti e questo è da imputare alla scarsa attenzione che le aziende prestano al problema. In particolare, è stato stimato su un campione di 200 intervistati, che 9 fornitori di servizi IT su 10 negli ultimi 12 mesi hanno dovuto correre ai ripari di fronte a infezioni da cryptovirus". 

"La preoccupazione principale è il Ransomware, che per il 75% del campione, è un fenomeno destinato ad aumentare" continua Fabrizio Nuzzo, Product Manager & Tech Support Security Area in Allnet.Italia. "Anche in questo caso, la miglior cura è la prevenzione, e in tal senso non mancano misure e strategie a disposizione di aziende e privati. Allnet.Italia, in particolare, vanta accordi con partner, che offrono soluzioni complete e performanti, sia nella fase di prevenzione, che in caso di attacchi informatici".

Tra i principali partner di Allnet.Italia, Sophos ha lanciato InterceptX, un'innovativa tecnologia che, in abbinamento a Endpoint protection, permette di bloccare ransomware e attacchi Zero-day, disponibile sia in versione Cloud-management che on-premises. Tra i punti di forza di questa soluzione, la sua profonda capacità di analisi della causa alla base del problema e la disinfestazione profonda del sistema. 

Questo prodotto altamente performante comprende, inoltre, diverse funzioni, tra cui spiccano la Web Filtering integrata negli endpoint, sia che gli utenti siano collegati alla rete aziendale, sia che operino da remoto, e la DLP (Data Loss Prevention). 
Un'ulteriore proposta Sophos altrettanto sofisticata è XG Firewall, un pacchetto sicurezza di ultima generazione. In dettaglio, si tratta di un modello di criterio unificato che consente di gestire, visualizzare, filtrare e organizzare utenti, applicazioni e criteri di rete da un'unica schermata.

Acunetix, considerata come pioniera nelle tecnologie di scansione automatizzate, permette di analizzare l'intera struttura delle applicazioni web standard e personalizzate e di rilevare vulnerabilità software e falle di sicurezza. 
Acunetix Vulnerability Managment, infine, è in grado di individuare eventuali punti deboli, generando, al tempo stesso, un report ad hoc per coinvolgere i vari livelli aziendali nel processo di remediation.

Kostas Papadopoulos conclude: "Affidarsi a esperti del settore diventa fondamentale, se consideriamo che, come emerge dallo studio di Digital4Trade, sono pochissime le vittime che denunciano gli attacchi alle autorità: solo una su quattro. In aggiunta, è ormai consuetudine che persino il pagamento del riscatto, che si aggira intorno a 500 euro, non garantisca l'accesso ai dati sottratti: la stessa ricerca mostra che 1 fornitore su 3, pur avendo pagato la somma richiesta, non sia, poi, riuscito, a riaccedere alle sue stesse informazioni."


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giovedì 28 settembre 2017

L’UE investe due milioni di euro in Clairy, il “Vaso Smart” Made In Italy

L'Unione Europea investe 2 milioni di euro in Clairy, il "Vaso Smart" Made In Italy

L'idea di Paolo Ganis, Alessio D'Andrea e Vincenzo Vitiello, fondatori della start-up friulana, selezionata fra oltre 2000 progetti


Clairy, vaso tecnologico che fonde natura, tecnologia e design ricercato, è un sistema di purificazione naturale per ambienti indoor capace di connettersi attraverso wi-fi a tutti i device e gestibile attraverso una App dedicata.

Le potenzialità e l'innovatività di questa start-up sono state riconosciute dall'Unione Europea che ha deliberato di investire, attraverso il veicolo Horizon2020 SME2, 2 milioni di euro nel progetto imprenditoriale.

Il "Vaso Smart" Made In Italy è realizzato interamente in ceramica e coniuga le naturali proprietà di purificazione delle piante, un design ricercato ed un cuore tecnologico. 
Queste specificità posizionano Clairy come una soluzione innovativa, ecologica ed unica nel suo genere.

Clairy nasce dall'idea dei tre fondatori di Laboratori Fabbrici srl - Paolo Ganis, Alessio D'Andrea e Vincenzo Vitiello – inventori di una soluzione tecnologica e di design che rende un oggetto in uso dalla "notte dei tempi", uno strumento per abbattere l'inquinamento indoor e avere un feedback direttamente sul proprio smartphone.

Il progetto fu presentato in occasione del CES di Las Vegas nel 2016 ed è stato selezionato per un percorso di accelerazione di 3 mesi in Silicon Valley presso Plug and Play Ventures, uno dei più importanti investitori al mondo (vanta investimenti in Google, Paypal, Dropbox e molti altri).

Il successo di questa iniziativa è stato talmente enorme che, non solo ha raggiunto circa 400 mila Euro in pre-ordini durante la prima campagna di crowfunding su Kickstarter ed Indiegogo ma, ha anche raccolto ulteriori 400 mila euro da investitori privati.

Il "Vaso Smart" ha anche ottenuto un European Design Award ed il CEO, Paolo Ganis, ha partecipato al G20 in Germania come finalista del premio Global Youth Entrepreneur Award, che premia i migliori imprenditori under 30 a livello globale.

"Siamo molto soddisfatti per la fiducia che il team di esperti di Horizon2020 SME2 ha voluto riporre nel nostro progetto. L'iter di selezione è stato molto complesso, eravamo in competizione con più di 2000 progetti – ha dichiarato Paolo Ganis, CEO di Clairy – Il risultato ottenuto premia il grande impegno che abbiamo profuso in questo progetto. Il finanziamento ci permetterà di assumere nuovo personale e di aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo al fine di passare dalla fase di start-up a quella di scale-up."


mercoledì 20 settembre 2017

Microsoft dà caccia alle 'fake news' sul motore di ricerca

Mostrerà il 'fact-checking' nei risultati di Bing
ROMA -Dopo Facebook e Google anche Microsoft si impegna nella lotta alle 'fake news'. L'azienda di Redmond ha annunciato su Bing, il suo motore di ricerca, l'introduzione di una funzione che permetterà agli utenti di individuare immediatamente le cosiddette notizie bufala.
E' una specie di etichetta che accompagnerà le anteprime degli articoli interessati. Per la verifica il team di Bing si appoggerà ai servizi di Snope e PolitiFact
Nelle sue verifiche terrà anche conto della reputazione dei siti, se saranno riscontrati alcuni standard un certo contenuto potrà avere il contrassegno 'ClaimReview'. 
La novità cerca di rispondere ad una delle grandi emergenze della Rete, il proliferare di notizie false che finiscono per influenzare non solo gli utenti ma anche avvenimenti internazionali. Il fenomeno, non nuovo, è esploso durante le passate elezioni presidenziali americane che hanno visto la vittoria di Donald Trump.
Nel mirino sono finite inizialmente Facebook e Google, che hanno adottato contromisure. Il social network di Mark Zuckerberg ha avviato collaborazioni in alcuni paesi con realtà editoriali per la verifica delle news e ha anche inibito la pubblicità ai siti che diffondono ripetutamente false notizie.
Per contrastare le bufale, Google ha invece perfezionato l'algoritmo del motore di ricerca e ha lanciato un bollino per le notizie verificate. 
Anche Twitter, secondo recenti indiscrezioni, si starebbe muovendo su questo fronte.

mercoledì 10 maggio 2017

“Verità, post-verità, alternative fact. Lo storytelling diviene realtà?”



Convegno alla Camera dei deputati


10 maggio 2017

#SocialCom17 - La Comunicazione al Tempo dei Social


Roma, 10 maggio 2017 - Dopo il successo delle precedenti 3 edizioni, torna a Roma - il 10 maggio alla Camera dei Deputati - l’appuntamento dell’anno con il mondo dei social #SocialCom17 - La Comunicazione al Tempo dei Social, il convegno dedicato all’analisi del rapporto tra social media, comunicazione e informazione che vedrà la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e altri leader politici, rappresentanti istituzionali, giornalisti, manager delle più importanti aziende presenti nel territorio nazionale, comunicatori, blogger e influencer confrontarsi sul tema “Verità, post-verità, alternative fact. Lo storytelling diviene realtà?”.

#SocialCom17 è organizzato da Fondazione EYU e da SocialCom, in collaborazione con Ferpi, Festa della Rete e con l’Ordine dei Giornalisti, che rilascerà crediti formativi agli oltre 200 giornalisti già iscritti al convegno.

Luca Ferlaino, fondatore e socio di SocialCom, spiega che “la maggior parte degli italiani socializza, investe e soprattutto si informa attraverso i social network, per questo motivo non possiamo più considerare i social meri strumenti di interazione ma veri e propri media. Dall’esigenza di provare a regolamentare i social network nasce l’idea di porre l’attenzione sul tema delle fake news con l’obiettivo di educare i fruitori, siano essi privati, aziende o media, ad un uso sempre più consapevole, da un lato, e di trovare soluzioni efficaci che impediscano a monte la diffusione delle bufale, dall’altro”. 

Quest'anno il convegno, infatti, accende il dibattito sulle nuove forme di diffusione delle notizie, indagando il rapporto tra media tradizionali e social network, scoprendo come verificare l’attendibilità delle fonti e spiegando come avviene la formazione del consenso. 

La nuova edizione pone l’accento sulle “post verità”, più comunemente dette “bufale”, che talvolta riuscendo ad influenzare le scelte degli italiani e condizionando persino la vita politica ed economica del Paese.

Grazie al contest “Dalla Rete al Parlamento”, tutti gli utenti interessati potranno inviare, tramite la mail info@socialcomitalia.it o andando sul sito www.socialcomitalia.com, un proprio contributo scritto sui temi trattati durante il convegno, tali contributi saranno pubblicati sulla rivista on-line SocialCom e 4 di loro, selezionati da una giuria di qualità, apriranno i tavoli del prossimo convegno #SocialCom18.

IL PROGRAMMA, GLI OSPITI E I TEMI

Aprirà il convegno Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, poi il Direttore del Tg La7 Enrico Mentana interverrà sul tema “Le fake news avvelenano la democrazia, come la post-verità influisce sulla vita delle persone e degli Stati. I Protagonisti raccontano lo scenario”.

Elisabetta Sterni, al centro della cronaca degli scorsi mesi per la diffusione di un video personale tramite WhatsApp, racconterà la propria storia dando testimonianza di come il web possa distruggere una vita.

Seguiranno gli interventi di Diego Ciulli, Policy Manager di Google, Andrea Ceron di Voices from the blogs, rispettivamente sul ruolo di Google rispetto alla qualità dell’informazione on-line e sulla società dell’informazione e della credulità.




Firme importanti del giornalismo italiano come Gianni Riotta (Corriere della Sera), Peter Gomez (Il Fatto Quotidiano), Jacopo Iacoboni (La stampa), Annalisa Chirico (Il Foglio), Federico Ferrazza (Wired), Emiliano Fittipaldi (L’Espresso) si confronteranno, invece, sul tema Informazione e post-verità. Quale ruolo spetta ai giornalisti?”

“Post-verità. Come le aziende possono difendersi dalle “bufale”, in questa tavola rotonda la voce delle aziende del Paese è rappresentata da Pier Donato Vercellone (Presidente Ferpi), Daniele Chieffi (Head of social media management and digital pr Eni), Tullio Camiglieri (Responsabile Comunicazione Tivùsat), Piero Tatafiore (Responsabile Comunicazione Corporate Gruppo Industriale Maccaferri), Andrea Prandi (Presidente Smartitaly), Cristina Broch (Public Affair and Communication Director Coca Cola Italia), Simonetta Giordani (Manager, ex Sottosegretario di Stato al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo).

Chiuderanno il convegno blogger e influencer come Salvatore Aranzulla, Benedetto Motisi, Gianluca Neri, Riccardo Scandellari, Rachele Zinzocchi, Riccardo Esposito, Pier Luca Santoro.


mercoledì 21 settembre 2016

Investire nella SEO: vantaggi e svantaggi


Verifica posizionamento Google del proprio sito e di quello dei competitor, individuazione di un set di keyword performante, analisi delle criticità tecniche ed editoriali del sito aziendale, studio della competitività in relazione al budget… 

Solo per avviare una strategia di Search Engine Optimization.

è necessario profondere sforzi significativi e anche una certa quantità di liquidità. 

A seconda del settore in cui operiamo, poi, variano la difficoltà, le cifre dell’investimento e gli interventi richiesti, per non parlare del rischio di andare incontro a penalizzazioni o gli improvvisi crolli in SERP dovuti alle ragioni più disperate. 

In effetti, la vita di un SEO specialist non è affatto semplice e anche le aziende che investono con convinzione dell’ottimizzazione per i motori di ricerca sono chiamati a fare i conti con una certa dose di ansia quotidiana.

D’altro canto, la SEO è una risorsa dalle enormi potenzialità, l’elemento in grado di far fare il salto di qualità a un business, raccogliendo i frutti del proprio impegno anche per i mesi a seguire, se non anni, se non addirittura per sempre.

La SEO è una disciplina che richiede tempo, pazienza, dedizione, meticolosità ma sa ripagare di tutti gli sforzi posti in essere. In ambito web marketing, esistono diversi campi in cui cimentarsi per ampliare il proprio volume di affari e ognuno di essi presenta vantaggi e incognite differenti. 

Scegliere su cosa scommettere non è una decisione che può essere lasciata al caso o procedendo per tentativi di errore ma richiede un’analisi dei propri obiettivi, del settore di azione, del budget disponibile.

Investire in SEO significa puntare sulla forza del traffico organico di ricerca, intercettando un pubblico molteplice, cangiante e difficile da inquadrare. Significa anche creare un’impalcatura web stabile, che nel corso del tempo si consolida come pilastro di un’azienda e la alimenta quotidianamente. 

Investire denaro e tempo affidandosi ad una web agency esperta può essere la marcia in più di cui l’impresa ha bisogno, ma a patto che siate armati di pazienza e siate disposti ad attendere che il duro lavoro faccia il suo corso, quando lo farà, se lo farà (e se avete lavorato bene, lo farà). Siete disposti ad aspettare?

giovedì 30 giugno 2016

Google: più energia eolica dai Paesi nordici per i nostri Data Center europei

Alla fine dello scorso anno abbiamo annunciato che avremmo acquistato 842 megawatt (MW) di energia rinnovabile per alimentare i nostri datacenter e avvicinarci ancora di più all'obiettivo di un'operatività basata al 100% su energia pulita. 

Oggi abbiamo fatto ulteriori progressi in questa direzione formalizzando l'acquisto di ulteriori 236 MW di energia da due nuovi parchi eolici in Norvegia e Svezia.  

Questi nuovi contratti d’acquisto di energia dai Paesi nordici si aggiungono a tre precedenti accordi con la Svezia sull’energia eolica, e ci permettono di alimentare in misura ancora maggiore i nostri sistemi in Europa con energie rinnovabili

Attualmente abbiamo sette contratti d'acquisto in Europa, per un totale di 500 MW. A livello globale abbiamo 18 accordi di questo tipo: in altre parole abbiamo acquistato quasi 2,5 gigawatt in tutto il mondo. È come togliere dalla strada più di un milione di auto.

Come avviene per gli altri contratti, acquisteremo l'intera produzione di questi nuovi parchi eolici, situati in due zone ottimali per la produzione onshore (cioè sulla terraferma). 

In Norvegia l'energia verrà prodotta da 50 turbine nei pressi di Stavanger. Il progetto verrà completato per la fine del 2017. 

In Svezia, nell'ambito di un progetto che verrà terminato nel 2018, acquisteremo energia da 22 turbine vicino a Mariestad e Töreboda. 

In entrambi i casi abbiamo firmato contratti a lungo termine che ci danno garanzia sui prezzi e aiutano i costruttori di parchi eolici ad assicurarsi i finanziamenti necessari per la costruzione, in questi casi da parte di società tra cui Blackrock e Ardian

Uno dei nostri principali obiettivi è far sì che si possa generare una maggiore quantità di energia rinnovabile, invece di attingere a strutture già esistenti. In questo modo l’energia disponibile sarà sempre più verde. Grazie a un mercato energetico sempre più integrato in Europa, potremo acquistare energia eolica dalla Norvegia e dalla Svezia e utilizzarla in tutto il resto del continente.

Da tempo abbiamo capito che ridurre l'utilizzo di energia e usare energie rinnovabili è un ottimo investimento. Abbiamo firmato il nostro primo importante contratto per l'acquisto di 100 MW di energia eolica in Iowa nel 2010. 

Anche le altre società stanno scoprendo i benefici delle energie rinnovabili: solo negli Stati Uniti, lo scorso anno, le aziende hanno acquistato quasi 3,5 GW di energia rinnovabile. Siamo lieti di aver contribuito a stimolare questo potenziale e non vediamo l'ora di siglare nuovi accordi nel prossimo futuro. 

Marc Oman, EU Energy Lead, Google Global Infrastructure

sabato 14 febbraio 2015

SEO 2015 - Lo stato dell'arte post Penguin e Panda



Il terzo aggiornamento di Penguin, che in Italia è divenuto operativo a metà Novembre 2014, è il più recente atto di una rivoluzione dei criteri di valutazione delle pagine web cominciata nel 2011 con Panda e proseguita con Penguin nel 2012.

Chiaramente solo Google sa come effettivamente funzionano i due algoritmi, ma possiamo, comunque, azzardare delle valutazioni empiriche basate su quello che è successo per Google USA nel 2014. In base alle variazioni registrate e alle caratteristiche dei siti che occupano le prime posizioni, si possono individuare 2 principali linee di tendenza strettamente legate all'avvento di Penguin e Panda:

A) Si accentua la guerra ai backlink generati in maniera innaturale e più in generale a tutte le tecniche di SEO spam (Penguin). Particolare attenzione è riservata alla naturalezza della crescita di un sito, quindi, tutte le attività di Backlink Building sfrenate e artificiali, che precedentemente avevano fatto scalare la classifica a siti che non lo meritavano, oggi sono combattute aspramente da Google, che, in alcuni casi, arriva a penalizzare chi ancora pratica queste tecniche ormai classificate come spam.

Sono, quindi, da evitare:

- Link da siti di bassa qualità: post su blog e forum di bassa qualità, siti di article marketing poveri di contenuti originali, directory generaliste aperte a tutti ecc. 

- Sovraottimizzazione dei link: prima dell'avvento di Penguin, il miglior modo per scalare la classifica di Google era usare le parole chiave nel testo di ancoraggio dei backlink. Oggi Google è molto sospettoso nei confronti delle cosiddette SEO anchor text ripetute in numero eccessivo e va a verificarne la congruità del contesto e l'effettiva utilità per l'utente. 

- Link da siti non pertinenti: Google è in grado di determinare l'area di appartenenza di un sito grazie al suo LSI (Latent Semantic Indexing) che assegna la categoria in base ai contenuti; questo gli permette di verificare la pertinenza dei link esterni che lo stesso riceve. Vista la perdita di efficacia degli anchor text on target, la pertinenza dei link che puntano al sito diventa ancora più importante e, forse, l'unica alternativa plausibile.


B) I contenuti, gli elementi tecnici e la navigabilità del sito acquisiscono ulteriore importanza (Panda)
- Contenuti del sito: come fa Google a valutare la qualità dei contenuti di un sito? Semplice: analizza le statistiche del sito e valuta il tempo di permanenza medio. Quindi, non si scappa, bisogna prima creare contenuti originali e interessanti per il proprio sito, e poi si può fare tutta l'attività SEO che si vuole. Molto ben visti i contenuti video e multimediali in genere.

- Elementi tecnici del sito: assumono ulteriore importanza alcuni dati tecnici del sito tra cui la velocità di caricamento delle pagine, l'affidabilità del server, l'esistenza dell' H1 e la presenza delle parole chiave nel titolo.

- Navigabilità del sito: l'accessibilità e la navigabilità di un sito sono fattori essenziali per poter pensare di scalare le classifiche di Google. Un sito male organizzato, senza un piano editoriale e un' architettura dispersiva fa scappare chiunque, anche Google!

In conclusione, Penguin e Panda sono due graziosi animaletti che stanno solo rendendo giustizia a quei siti che non hanno abusato di tecniche massive per generare backlink e non hanno fatto SEO estremo, ma hanno badato soprattutto a migliorare il sito sotto ogni aspetto: dai contenuti alla velocità di caricamento, dalla navigabilità alle Digital PR.

lunedì 28 luglio 2014

Utili informazioni sulla figura dell’esperto SEO

Risultati immagini per Search Engine Optimization
Negli ultimi anni il mondo del web ha creato vere e proprie figure professionali specifiche, in grado di sopperire a bisogni altrimenti impossibili da soddisfare.

Una di queste figure è quella dell’esperto SEO. Prima di esaminare però le sue mansioni, bisogna capire cosa intendiamo quando parliamo di SEO.

Search Engine Optimization, ovvero, quella serie di tecniche che servono per aiutare il motore di ricerca ad indicizzare il sito. In poche parole, serve a far trovare più facilmente il nome della nostra azienda o attività in generale.

L’esperto SEO, quindi, fa in modo che un cliente trovi il nostro sito senza particolari ricerche da effettuare.

L’ESPERTO SEO: MANSIONI PRINCIPALI

Il suo lavoro è quasi maniacale. Questa figura deve saper fare la distinzione tra un articolo professionale ed un lavoro fatto da dilettanti. Ecco perché una delle sue conoscenze principali è proprio l’uso del linguaggio del web. Chiarezza, buona esposizione ed eleganza sono i punti chiave usati per invogliare la gente alla lettura di quel pezzo.

Oltre a questo, un esperto SEO deve saper riconoscere quelle parole chiave fondamentali per ottimizzare al meglio il sito nei motori di ricerca.

Deve essere in grado di trovare i tags adatti ed inserirli nell’articolo in maniera corretta.

In poche parole, un esperto SEO deve saper genere traffico nel sito in questione.
Una preparazione del genere richiede studi di diverso tipo: cosa ricerca il cliente, come lo ricerca; elabora strategie per arrivare ad una buona visualizzazione del sito.

QUANTO COSTA UN ESPERTO SEO?

Il costo varia in base al lavoro commissionato. Un particolare tipo d’impegno, più complesso e bisognoso di maggiori approfondimenti, richiederà un costo maggiore. Avendo a che fare con un professionista qualificato, i costi presumibilmente non scenderanno sotto i 200 euro.

Le persone che decidono di richiedere i servizi di un esperto SEO, devono avere ben chiara la figura in questione: essa non è un tuttofare, non è un elaboratore di siti, ma mette a disposizione specifiche competenze che riguardano un particolare settore.

Per poter avere successo nel mondo del web, dunque, è necessario farsi affiancare da gente esperta in Search Engine Optimization.

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