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sabato 3 aprile 2010

Fujenti a Madonna dell'Arco


       Lunedì 5 aprile, giorno della pasquetta si celebra uno dei riti più antichi della Campania, quello dei fujenti (fuggenti). Oltre 200 mila persone da ogni parte della città e della provincia si recheranno in pellegrinaggio al Santuario della Madonna dell'Arco.
       Caratteristica di questa giornata di devozione e folklore è la partecipazione di numerosissimi gruppi di "battenti" o "fujenti" di ambo i sessi. Vestiti di bianco con fasce rosse alla vita e azzurre a tracolla, preceduti dalla banda musicale, bandiere e stendardi delle associazioni cattoliche portano a spalla la statua della Madonna, arrivando al santuario scalzi dopo molte ore di cammino.
       La tradizione risale al 1450, quando nella contrada vesuviana si svolgeva una sagra popolare. Due giovani si divertivano a far andare più lontano la palla di legno colpendola con una mazza. Nel gioco, la boccia di uno dei due andò a colpire un albero di tiglio che sorgeva presso un'edicola votiva, facendogli perdere la scommessa. Il dilettante, accecato dall'ira, bestemmiando scagliò la boccia contro il tempietto ad arco, colpendo la guancia sinistra della Madonna. L'immagine cominciò a sanguinare. La gente - come riportato nei documenti del Santuario - si gettò sul sacrilego per linciarlo, quando si trovò a passare il Conte di Sarno, Raimondo Orsini, Gran Giustiziere del Regno di Napoli, che fece liberare il malcapitato, ma costatato il prodigio, dopo un processo sommario, decise di far impiccare il giovane allo stesso albero di tiglio che aveva fermato la boccia. Dopo ventiquattr'ore l'albero seccò.
       Il pellegrinaggio dai vicoli di Napoli al luogo di culto ripete un rituale di gesti e di comportamenti che gli antropologi assicurano essere del tutto simile a quello di cinque secoli fa. La preparazione dei "fujenti" con in mano un fazzoletto bianco per la questua incomincia un mese prima del lunedì dopo Pasqua.
       Le prove sono estenuanti: innanzi tutto la "caduta" e poi l'abito con i canti e la Madonna sul baldacchino portato in giro per la città. La "caduta" in chiesa ai piedi dell'altare che richiama cineoperatori e fotografi da tutto il mondo, avviene in un clima di eccitazione parossistica e che, in moltissimi casi, esplode con manifestazioni sconcertanti di epilessia e di morte apparente. Prostrarsi alla Madonna è il momento critico del "fujente", quando il capo paranza impartisce l'ordine con il fischietto, il fedele si lancia faccia a terra e vi rimane, fino a quando non riceve l'ordine di rialzarsi. Poi carponi raggiunge l'altare in segno di ringraziamento. L'invito sempre disatteso, dei frati domenicani, guidati da padre Gerardo Imbriano, è quello di lasciare fuori del tempio, baldacchini, bandiere e quant'altro e consentire l'ingresso ai fedeli solo per pregare. Come ogni anno sarà allestito un posto di pronto soccorso e le funzioni religiose saranno celebrate per la prima volta nella nuova chiesa alle spalle dell'antico tempio.
       Il Santuario, nel comune di Sant'Anastasia, alle falde del Vesuvio, costruito intorno al 1500 è rimasto inalterato nel tempo. Solo nel 1948 per facilitare il deflusso delle folle, furono ricavate due navate laterali. Colpisce all'esterno, il gioco del grigio della pietra vesuviana e del bianco delle pareti, sulle quali nell'interno del Santuario spiccano dei pannelli coperti dagli oltre quattromila ex voto. Tavolette di legno dipinte che descrivono i miracoli, la più antica risale al 1594 con infermi e i loro parenti nell'implorare la grazia. Con Pompei è uno dei maggiori luoghi sacri, frequentato dai fedeli della Campania.

 

mario carillo - napoli-news.net

 

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