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mercoledì 20 gennaio 2016

NON NEL MIO PIATTO: nei cinema italiani la verità sugli allevamenti intensivi



 
CIWF Italia lancia la campagna "Non nel mio piatto"  e porta per la prima volta nei cinema italiani la verità che i consumatori non potranno mai vedere nelle pubblicità e sulle etichette dei prodotti di origine animale.
Con uno spot che sarà proiettato dal 21 gennaio al 3 febbraio in 400 sale di 50 città, CIWF mostra a 800mila  spettatori le vere condizioni in cui gli animali vengono allevati nella stragrande maggioranza degli allevamenti italiani: un invito ai consumatori ad aprire gli occhi sulla verità e acquistare consapevolmente.
Lo spot sarà distribuito grazie ad un crowdfunding di successo che ha coinvolto oltre 500 sostenitori dell'associazione.

 

 
Il video-spot di CIWF Italia, (ideato e realizzato grazie alla collaborazione a titolo gratuito tra Daniela Fabrizi, Copywriter free-lance con base a Roma, Nino Florenzano - Direttore creativo della milanese Maverick Adv e la milanese WinterVideo ), denuncia, con immagini provenienti da video-inchieste di CIWF condotte in Italia, la propaganda fuorviante con cui spesso vengono pubblicizzati i prodotti di origine animale, spacciati per "naturali" e genuini e rappresentati spesso da immagini di animali felici sui pascoli.




 
Tranne rare eccezioni, però, la verità sugli alimenti che ogni giorno portiamo nei nostri piatti è ben altra: negli allevamenti intensivi italiani gli animali soffrono, costantemente privati della possibilità di soddisfare le proprie esigenze comportamentali e naturali, costretti in spazi chiusi e angusti, senza potere mai sperimentare la libertà di una vita all'aria aperta.
E purtroppo, sotto questo punto di vista, i prodotti italiani non sono affatto migliori di quelli di altri paesi, al contrario di quanto sostenuto dalla propaganda dell'industria intensiva.

 
Un allevamento intensivo non può essere sostenibile
 
La strategia di comunicazione mistificatoria dell'industria della carne è ben costruita, con un ampio uso di immagini fuorvianti e di rassicurazioni che il sistema produttivo italiano non nuoce all'ambiente e rispetta il benessere degli animali.
Inoltre, come accaduto in più occasioni, "esperti" di cui i consumatori dovrebbero potersi fidare dichiarano che addirittura gli allevamenti intensivi non esistono (qui le nostre repliche sul Fatto Quotidiano e su Repubblica.it) e testimonial che si autodefiniscono "eco" prestano la loro autorevolezza a sostegno di progetti dell'industria, come quello chiamato "Carni Sostenibili", che propaganda la sostenibilità della carne da allevamenti intensivi.
Ma l'allevamento intensivo non può intrinsecamente essere sostenibile, perché spreca risorse, danneggia l'ambiente e la salute e crea ingiustizie sociali.




 
 
L'inganno: il pianeta nel piatto
 
Asserire che gli allevamenti intensivi sono sostenibili a livello ambientale e sicuri per la salute è difficile quando gli impatti sono così importanti e diversificati: dall'uso massiccio di antibiotici, alla produzione insostenibile di liquami che inquinano le acque, dal consumo di suolo alla produzione di gas serra.

Inoltre un filo inquietante collega la deforestazione in Amazzonia e il land grabbing in Argentina con i prodotti che la propaganda del business agroalimentare spaccia per sostenibili: l'agricoltura intensiva, che praticata in quei paesi per esportare mangimi e necessaria per nutrire anche centinaia di milioni di animali italiani con cereali, rappresenta anche uno spreco di cibo insostenibile, perché quegli stessi cereali potrebbero essere utilizzati per nutrire le persone.
 
 
Aprire gli occhi sulla verità e chiedere un'alternativa sostenibile
 
I consumatori sono gli attori del possibile cambiamento. A coloro che sono stanchi di essere presi in giro da una propaganda  forte solo della visibilità che si compra, CIWF Italia Onlus chiede di unirsi nella battaglia per un cibo più giusto, per l'ambiente, per la salute, per gli animali e in termini di giustizia sociale.
Quando sono al supermercato o presso negozi specializzati, i consumatori possono chiedere prodotti provenienti da allevamenti più rispettosi del benessere animale, come quelli all'aperto o biologici.Inoltre, il consumo di carne può essere ridotto diminuendo gli impatti su ambiente e salute. Queste sono le armi più potenti che i consumatori hanno per difendersi dalle informazioni ingannevoli e contribuire a creare le condizioni per un cibo sostenibile, per tutti.
 
Dichiara Annamaria Pisapia direttrice di CIWF Italia Onlus"Siamo fieri di portare nei cinema il nostro spot-verità,  realizzato grazie alla generosità dei nostri sostenitori, cittadini italiani a cui, come a noi, stanno a cuore le condizioni degli animali negli allevamenti del nostro paese, dove il benessere animale è nella maggior parte dei casi il grande assente.
Un'assenza che l'industria che produce carne, latte e uova cerca di nascondere in tutti i modi con programmi di comunicazione pieni di informazioni ingannevoli che confondono i consumatori. Eppure il benessere animale dovrebbe essere considerato una componente basilare del cibo di qualità, quale quello italiano aspira a essere. Con la nostra iniziativa vogliamo compiere un primo importante passo verso quella trasparenza e corretta informazione che rappresentano i primi fondamentali passi verso il cambiamento".
 
 
Approfondimenti:
 
Per maggiori informazioni sulla campagna: Sito web 
 
Benessere animale e allevamento intensivo

Negli allevamenti intensivi gli animali sono ammassati a decine, centinaia e più spesso a migliaia in  in spazi angusti e privati della possibilità di esprimere i loro comportamenti naturali. Alcune specie  subiscono anche amputazioni senza anestesia (ad esempio galline e suini) . Altre passano tutta la loro vita in gabbia (conigli e galline). Nelle condizioni di totale privazione in cui sono costretti a vivere, gli animali negli allevamenti intensivi sono spesso immunodepressi, necessitando così un massiccio uso di antibiotici per mantenerli in vita fino alla macellazione.
A questo link maggiori informazioni su benessere animale.​

 
Animali da allevamento in Italia

Ogni anno in Italia vengono allevati per la maggior parte intensivamente:
●       62 milioni di galline
●       500 milioni di polli
●       10 milioni di suini
●       175 milioni di conigli
●       5 milioni fra vacche e bovini


Farmageddon: impatti su ambiente, salute e sicurezza alimentare

Nel febbraio 2015 è  stato pubblicato anche in Italia il libro "Farmageddon: il vero prezzo della carne economica" un viaggio inchiesta durato tre anni in cui l'autore, Philip Lymbery, direttore generale di Compassion in World Farming, ha rivelato i reali impatti degli allevamenti intensivi.
A questo link il comunicato con i dati sull'Italia.


Antibioticoresistenza

Secondo l'OMS l'antibioticoresistenza "è una delle maggiori minacce per la salute globale"L'antibioticoresistenza è responsabile di 25mila decessi l'anno in Unione europea e di 5-7mila decessi in Italia, per una spesa sanitaria che nel nostro paese ammonta già a 100milioni di euro l'anno secondo dati SIMIT.Il 71% degli antibiotici venduti in Italia è destinato agli animali. Per kg di biomassa, il consumo degli animali è il doppio di quello delle persone (mg di antibiotici per kg di popolazione e animali in Italia).[1]L'Italia è il terzo maggiore utilizzatore di antibiotici negli animali da allevamento in Europa (dopo Spagna e Germania), più alto di quello effettuato da altri paesi di simili dimensioni (il doppio della Francia, il triplo del Regno Unito)[2].
[1] ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), EFSA (European Food Safety Authority) and EMA (European Medicines Agency). ECDC/ EFSA/ EMA first joint report on the integrated analysis of the consumption of antimicrobial agents and occurrence of antimicrobial resistance in bacteria from humans and foodproducing animals. Stockholm/ Parma/ London: ECDC/ EFSA/ EMA, 2015.
[2] European Medicines Agency, 2014, Sales of veterinary antimicrobial agents in 26 EU/EEA countries in 2012, 4th ESVAC Report,http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Report/2014/10/WC500175671.pdf
 

Etichettatura secondo il metodo di allevamento

Nel nostro Paese, come negli altri paesi europei,  l'etichettatura secondo il metodo di allevamento è obbligatoria solo per le uova. Esiste la possibilità di un'etichettatura volontaria per le carni di pollo e bovine, non esistono etichettature volontarie per suini, conigli e vacche da latte. CIWF consiglia l'acquisto di prodotti provenienti da allevamenti biologici o all'aperto che generalmente garantiscono migliori condizioni di benessere animale.





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