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lunedì 11 luglio 2016

Fallimenti in calo nel 2016 Nel secondo trimestre dell’anno 3.740 imprese hanno portato i libri in tribunale, il 2,5% in meno rispetto al 2015 Da inizio anno ad oggi sono fallite 7,343 imprese, 58 al giorn

Continua il calo delle imprese che hanno portato i libri in Tribunale, - 2,5% in un solo anno. Lombardia, Lazio e Veneto le regioni più colpite. 
Il commercio e l’edilizia i settori maggiormente in difficoltà.
L'analisi dei fallimenti in Italia realizzata da CRIBIS D&B nel secondo trimestre del 2016


Bologna, 11 luglio  2015 – Continua il calo dei fallimenti delle imprese italiane. Il secondo trimestre del 2016 conferma infatti le buone impressioni emerse dai primi tre mesi dell’anno, evidenziando  un’ inversione di tendenza dopo gli ultimi anni caratterizzati da un preoccupante aumento dei fallimenti, che ha toccato il suo picco nel 2014. 

Nel secondo trimestre del 2016 in Italia le imprese che hanno portato i libri in Tribunale sono state 3.740, registrando un calo del 2,5% rispetto ad un anno fa, quando i fallimenti hanno toccato quota 3.777. Da inizio anno sono invece 7.343 le imprese fallite, con una media di 58 chiusure al giorno. Rispetto al 2014 il calo dei fallimenti è invece del 7,6%. Rimane però un ampio gap negativo rispetto al 2009: se confrontiamo i dati odierni con quelli di 7 anni fa i fallimenti sono cresciuti del 59,9%.

E' quanto è emerso in sintesi dall'Analisi dei fallimenti in Italia, aggiornata a fine giugno 2016, realizzata da CRIBIS D&B, la società del Gruppo CRIF specializzata nella business information.
                                         
I dati relativi al secondo trimestre del 2016 confermano le buone impressioni emerse dai dati relativi ai primi tre mesi dell’anno, lasciando spazio ad un cauto ottimismo - commenta Marco Preti, Amministratore Delegato di CRIBIS D&B -. Dopo anni caratterizzati da un costante aumento del numero dei fallimenti, che nel 2014 avevano raggiunto il record, a fine 2015 si è registrato un calo, che si è confermato anche in questi primi sei mesi del 2016.  I numeri sulle imprese che hanno portato i libri in tribunale trovano conferma anche nei dati sui pagamenti, la fotografia più aggiornata e “fresca” dello stato di salute delle aziende, che mostrano una riduzione dei ritardi gravi del -14% rispetto allo stesso periodo dello stesso anno”.  

“Questo miglioramento non deve però fare abbassare la guardia. Rispetto a giugno 2009 infatti i dati sono chiari e evidenziano le criticità che hanno dovuto affrontare le imprese negli ultimi anni. La percentuale dei fallimenti è infatti cresciuta del 59,9%. Quindi che cosa fare? Due aree sono fondamentali - continua Marco Preti -  continuare  a investire nella gestione del credito commerciale e sapere individuare i clienti e i partner su cui investire di più, anche da un punto di vista dell’affidabilità finanziaria. In questi anni le aziende che hanno performato meglio e che si sono difese efficacemente da fallimenti, insoluti e ritardi nei pagamenti sono quelle che hanno saputo fare queste due cose, investendo in procedure e strumenti per migliorare la propria gestione del credito e il proprio cash management e sapendo intercettare contemporaneamente le nuove opportunità”, conclude Preti.       
                           

I fallimenti nel 2016, l’analisi territoriale
La distribuzione sul territorio nazionale dei fallimenti è strettamente correlata alla densità di imprese attive nelle diverse aree del Paese.

La Lombardia, con una incidenza sul totale Italia del 20,2%,  si conferma la regione d'Italia con il maggior numero di fallimenti con 1.480 casi nel corso del 2016. Dal 2009 ad oggi si contano 20.883 imprese lombarde fallite.

La seconda regione più colpita è il Lazio, con 866 imprese chiuse nel 2016 e un’incidenza sul totale Italia dell’11,8%. Segue il Veneto con 640 casi e relativa incidenza del 8,7%. A seguire, per completare le prime dieci posizioni, la Campania con 636 fallimenti, la Toscana (592), l’Emilia Romagna (529), il Piemonte (491), la Sicilia (464), la Puglia (354) e le Marche (245).
                  

I settori merceologici: ancora in crisi il commercio, in ripresa l’edilizia
Il commercio al dettaglio è il settore più in crisi con i suoi 2.261 fallimenti nel corso del 2016, con un calo però del 4,8% rispetto ad un anno fa.   

Segue l’edilizia con 1.480 casi e un calo del 6% rispetto allo stesso periodo del 2015. E’ poi il turno dell’industria, con 1.469 casi e un meno 0,5% registrato nell’ultimo anno. 

I servizi vari infine chiudono la classifica con 1.090 imprese che hanno portato i libri in tribunale e un aumento del 3,9% rispetto al 2015.
                                   

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