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sabato 21 luglio 2018

Indagine: in Cina espressione Made in Italy non significa quasi nulla. Arredo, design, turismo top query su web cinese


INDAGINE: IN CINA L'ESPRESSIONE 'MADE IN ITALY' NON SIGNIFICA QUASI NULLA

ARREDO, DESIGN E TURISMO IN CIMA ALLE QUERY SUL WEB CINESE ASSOCIATE A ITALIA. VINO ALL'1%

 

(Firenze, 20 luglio 2018). 'Made in Italy'? In Cina la parola simbolo del lifestyle perde tutto il suo senso evocativo e vale nulla più del suo significato letterale. Lo dimostra il traffico su Baidu, il principale motore di ricerca del Paese, dove la query 'made in Italy' è comparsa in lingua cinese nell'ultimo mese solo 20 volte al giorno. Una goccia in mezzo al mare, se si tiene conto dei 772 milioni di internet user nel Dragone dei record, che in 10 anni ha registrato un'escalation digitale pari al 268%. Lo rivela l'estratto relativo al monitoraggio dell'online della più ampia indagine dell'Osservatorio Paesi terzi di Business Strategies sul posizionamento del made in Italy in Cina, condotta in collaborazione con Nomisma Wine Monitor.

Sempre su Baidu (75% delle investigazioni online in Cina) è invece di 9.200 ricerche la media giornaliera per la parola chiave 'Italia', una frequenza superiore ad esempio rispetto a quella francese ma che – nelle ricerche correlate – dimostra tutta la non conoscenza, e relativa curiosità, per il Belpaese con domande del tipo: 'L'Italia è l'Europa?', 'Quale Paese è l'Italia?'. In generale, le query associate sono legate a info generali (34%) seguite dai simboli del made in Italy: 'arredo e design' (26%) e turismo (23%), con quote minori opportunità di studio (8%), 'cibo' (4%) e il vino, che chiude con l'1%. Un dato quello legato al prodotto enologico che cresce fino al 6% nelle ricerche correlate alla Francia, che ci supera anche per turismo (34%) e moda/shopping (13%). Analizzando la verticale sul vino, la parola chiave 'vino francese' (circa 800 ricerche al mese nell'ultimo anno) registra il doppio di quelle sul 'vino italiano'. Quest'ultimo interessa maggiormente i giovani, con il 63% dei curiosi che è under 40, in maggioranza (63%) maschi. Tra le province, per entrambe le keyword, è Guangdong quella in cui si registrano il maggior numero di ricerche, mentre Pechino e Shanghai sembrano riscuotere maggior interesse verso il vino italiano rispetto a quello francese. Infine, il monitoraggio sul principale social cinese, WeChat, rivela come il 'vino rosso italiano' risulti essere in ascesa ma ancora lontanissimo dal competitor francese il cui indice – registrato a metà giugno - è di 10 volte più alto (33,360 contro 3,182).

Per Silvana Ballotta Ceo di Business Strategies: "Oltre al monitoraggio sul digitale, il nostro studio comprende l'analisi del mercato e una survey su awareness, percezione e reputazione del made in Italy realizzata sull'upper-class delle metropoli cinesi. I risultati che emergono, seppur sorprendenti, confermano le impressioni di chi come noi presidia il mercato da diverso tempo. Abbiamo perciò voluto dimostrare con i numeri ciò che è il loro sentiment nei nostri confronti, per capire come meglio direzionare il lavoro dell'impresa Italia".

L'analisi è stata effettuata nel mese di giugno 2018. Tuttavia molti dei risultati rappresentati sui social prendono in considerazione anche gli ultimi 90 giorni antecedenti la ricerca. Le analisi dei profili degli utenti su Baidu sono invece relative agli ultimi 12 mesi (giugno 2017 - giugno 2018). Le ricerche sono state eseguite con keyword in lingua originale e in lingua inglese.

 

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Business Strategies è una società fiorentina impegnata in percorsi di sviluppo delle piccole e medie imprese dei settori dell'agroalimentare e del lusso made in Italy sui mercati esteri. Le 500 aziende enologiche assistite da Business Strategies, che rappresentano tutte le regioni italiane, producono complessivamente oltre 100 milioni di bottiglie all'anno e esportano il 70% nei principali mercati stranieri.



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