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giovedì 19 settembre 2013

Iva: l'aumento tocca il 60-70% dei consumi delle famiglie. "Colpo di grazia" per famiglie e imprese

La Cia torna sul paventato innalzamento dell'aliquota al 22% dal primo ottobre: è una fase critica per il Paese, con 16 milioni di famiglie costrette a tagliare anche sul cibo. Alzare l'Iva vuol dire mettere a rischio più di 25 mila piccole imprese.

 

            Il paventato aumento dell'Iva a partire dal primo ottobre è profondamente sbagliato. Perché l'innalzamento di un punto percentuale dell'imposta andrebbe a coinvolgere circa il 60-70 per cento dei consumi delle famiglie, con un ulteriore effetto depressivo su imprese e cittadini. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

            In una fase come quella attuale, con i consumi stimati in calo del 2,2 per cento nella media del 2013 (dopo un crollo del 4,3 per cento nel 2012) e più di 16 milioni di famiglie costrette a "tagliare" perfino su cibo e sanità per colpa della crisi -sottolinea la Cia- il passaggio dell'Iva dal 21 al 22 per cento avrebbe conseguenze drammatiche, toccando la maggioranza delle voci del bilancio familiare: dall'abbigliamento al pieno di benzina, dal vino agli elettrodomestici per la casa, dal computer alle parcelle dei liberi professionisti.

            Soltanto per il capitolo "cibo e bevande" -ricorda la Cia- il rialzo dell'Iva si potrebbe tradurre a fine anno in un calo aggiuntivo dell'1,5 per cento sui consumi alimentari, già sottoterra. Senza contare le conseguenze sugli esercizi commerciali, con le vendite nei supermercati e nei negozi di quartiere crollate rispettivamente del 2 per cento e del 4,1 per cento nel primo semestre dell'anno e oltre 25 mila piccole imprese a rischio chiusura.

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