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mercoledì 20 giugno 2018

I Mondiali di calcio e la loro improbabile somiglianza al GDPR

I Mondiali di calcio e la loro improbabile somiglianza al GDPR


di 
Edwin Passarella, Technical Services Manager di Commvault in Italia


In molti si chiederanno "Mondiali di calcio e GDPR, che cosa hanno in comune???"

Molto più di quanto si possa pensare. Entrambi condividono la necessità di definire piani, strategie e tattiche per vincere; il dolore e il danno di immagine che deriva dalla sconfitta, e la differenza tra vincere e perdere che nasce da un duro lavoro quotidiano in preparazione al torneo. 
Entriamo maggiormente nel dettaglio…

Essere conformi al GDPR al 100% è praticamente impossibile. 
È un'affermazione forte, ma il regolamento contiene troppe espressioni non quantificate (grande, ragionevole, etc.), molto simili a quanto si verifica nella realtà di tutti i giorni, e di conseguenza anche su un campo di calcio. 
Quindi, cosa fare? 
Ne ho parlato con CIO, CDO (Chief Data Officer) e altri senior manager e tutti concordano che sia necessario trovare una "posizione difendibile" per l'azienda, mantenerla e, se possibile, migliorarla. Qui è dove il GDPR inizia a essere un poco più simile al gioco del calcio. 

Mantenere la difesa
Partiamo con la difesa, la cui ultima linea è il portiere. Il Data Protection Officer è il portiere. Entrambi possono vedere il pericolo in arrivo davanti a sé, ma urlare e dare consigli dell'ultimo minuto ai difensori si rivela spesso una mossa della disperazione.  Ricordate, una volta che la palla supera la linea di porta, è l'arbitro (o il regolatore, nel caso del GDPR) che convalida la rete. E questo determinerà il comportamento dei fan (clienti) e, in alcuni casi, addirittura la loro fedeltà.

Quello che si desidera è che i giocatori in difesa abbiano l'opportunità di vedere la minaccia del goal man mano che si avvicina, e siano in grado di affrontarla come squadra, ancor prima che la palla si avvicini alla porta. Nelle aziende o nel settore pubblico, questi difensori sono i responsabili di dipartimento – ciascuno con la responsabilità della propria posizione, ma con lo sguardo rivolto agli altri per supportarsi ed evitare disguidi. 

Una buona efficacia della difesa sta quindi alla base di tutto. Ma per molti allenatori (a cominciare da Klopp) la difesa inizia da attaccanti e centrocampisti consapevoli dei rischi, che bloccano le minacce il "più in alto possibile", prima che la palla si avvicini all'obiettivo. Lo stesso vale per le imprese: la prima linea di difesa deve essere costituita dal personale di vendita, di marketing e delle risorse umane che gestiscono dati personali sensibili ogni giorno.

Gli avversari
Il rischio più grande è rappresentato dalla squadra avversaria o dalla possibilità di farsi un autogoal?

Anche giocando a uno sport di fantasia e scegliendo i giocatori migliori per il proprio team, non si avrà mai garanzia di perfezione. Gli avversari potrebbero avere un momento di abilità imprevedibile, impossibile da pianificare. Lo stesso vale per gli hacker. Gli arbitri possono annullare un goal, ma se parliamo di GDPR, saranno necessarie ottime prove per arrivare comunque al risultato e, a differenza del calcio, bisognerà fornirle in modo incontestabile.   

Tuttavia, è più probabile che ci siano buchi in difesa - una condivisione cloud non sicura, controlli di accesso inadeguati o un laptop smarrito - che causeranno il danno, e che nemmeno la compassione dell'arbitro potrà evitare. È altrettanto probabile un autogol da parte di un attaccante (vendite o marketing) che cerca di aiutare la squadra, ma riesce maldestramente a mandare la palla nella propria porta. Sono tanti gli esempi che hanno fatto il giro sui social media prima del 25 maggio. Quando è stato inviato l'avviso sulla privacy, alcune aziende poco attente hanno addirittura inserito tutta la lista dei contatti in copia conoscenza (non nascosta), mostrando così tutti gli indirizzi dei destinatari.

Vincere la coppa
Esiste un trofeo per la conformità al GDPR? No, e non esiste neanche una finale, perché il GDPR è un processo costante. Ma c'è comunque una vittoria.

Per un'azienda, avere una base clienti (fan) che le affida i propri dati, la aiuterà a fidelizzarli e a ottenerne di nuovi che valorizzano privacy e fiducia. Inoltre, per ottenere una "posizione difensiva" è importante comprendere quali dati si stiano gestendo. In questo modo, la maggiore efficienza ottenuta permetterà di ottenere risparmi tangibili e di offrire ai clienti nuovi modelli di business o servizi migliorati.

Non vorrete perdere all'ultimo momento, o addirittura ai rigori?


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