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venerdì 23 dicembre 2016

Vilminore: nei tronchi fossili un viaggio nel passato


IL LINGUAGGIO DEGLI ALBERI:
I TRONCHI FOSSILI DI VILMINORE SVELANO I SEGRETI DELLA VAL DI SCALVE

L'INAUGURAZIONE DELLO SPAZIO ESPOSITIVO DEDICATO AL PROGETTO DI RICERCA «LA FORESTA TRAVOLTA E CONSERVATA DAI GHIACCIAI». 



Vilminore di Scalve, 23 dicembre 2016 – Un'incredibile enciclopedia vivente, inconsapevoli testimoni di una storia comune: ecco gli alberi, pronti a raccontarsi e a raccontare la valle di Scalve. 

Saranno i giganti verdi, infatti, i protagonisti dell'esposizione «I tronchi fossili di Vilminore di Scalve. La foresta travolta e conservata dai ghiacciai» inaugurata martedì 20 dicembre alle ore 14.30, presso il Palazzo Pretorio di via Acerbis 2, a Vilminore di Scalve, sede della Comunità Montana di Scalve. 

Un allestimento nato dall'omonimo progetto di ricerca promosso dal Parco delle Orobie Bergamasche, dal Comune di Vilminore di Scalve e dal BIM dell'Oglio, per fornire un contributo importante alla conoscenza delle più antiche glaciazioni e alle conseguenze da queste prodotte sulla flora bergamasca.

Un'indagine appassionante durante la quale sono stati analizzati tronchi di larici e pini di oltre 290 anni d'età che con l'esposizione sarà possibile approfondire, sia attraverso moderni mezzi multimediali sia attraverso l'osservazione di sezioni di un antico tronco fossile e di tronchi di larice di tempi più recenti, ricostruendo la storia geologica, climatica e della biodiversità della Valle di Scalve. 

Le analisi, svolte dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, con il contributo dell'Università Milano Bicocca e di vari ricercatori, infatti, hanno preso avvio dopo il ritrovamento nel 2007 di tronchi fossili immersi in depositi lasciati dai ghiacciai alla base di una parete di frana in Valle del Povo, a Vilminore di Scalve. 

Reperti che hanno dimostrato la prima avanzata dei ghiacciai durante l'ultima glaciazione, oltre 50 mila anni fa, quando i ghiacciai travolsero le foreste subalpine che popolavano la valle.

«Questi tronchi parlano di noi, delle nostre terre, dei nostri antenati, del passato ma anche del futuro. Ci aiutano a capire cosa è successo prima e quale ambiente abbiamo ricevuto in dono. Sono una grandissima fonte di conoscenza. Per questo abbiamo deciso di contribuire allo studio e alla realizzazione di questo spazio espositivo, ricomprendendolo nella nostra Rete di Centri Parco e Punti Informativi, viste le importanti finalità educative e divulgative - ha anticipato Yvan Caccia, presidente del Parco delle Orobie bergamasche, ricordando -  le Orobie rappresentano un'eccezionale scrigno di biodiversità, un importante capitale naturale che spetta a noi tutelare, ma per poterlo fare al meglio dobbiamo conoscerlo. Anche grazie all'aiuto degli alberi».

A illustrare lo spazio e i risultati della ricerca, con le interessanti scoperte riguardanti la storia naturale, geologica, ambientale e climatica della Valle di Scalve e delle Alpi, sono intervenuti, moderati dal dott. Davide Tontini, Pietro Orrù sindaco di Vilminore di Scalve e delegato per la Comunità Montana di Scalve, Yvan Caccia, presidente del Parco delle Orobie Bergamasche, Giovanni Toninelli vicepresidente del Consorzio BIM Oglio, Gioachino Zenoni, Giovanni Monegato, Cesare Ravazzi del CNR e Giovanni Leonelli dell'Università Milano Bicocca. 


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