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martedì 31 gennaio 2017

L’ECONOMIA CARCERARIA DI FREEDHOME VA IN STREAMING CON TED

Per risolvere un problema a volte basta guardare le cose con un occhio diverso. Lo stesso dovremmo fare con il carcere, rifondandolo per migliorare la vita di tutti: quelli che stanno dentro e quelli che stanno fuori.
Ce lo ha spiegato Gian Luca Boggia domenica 29 gennaio al Lingotto di Torino, invitato da TED, il celebre format internazionale indipendente il cui obiettivo è diffondere idee di valore attraverso il motto «Ideas Worth Spreading». 
Boggia, che da quasi dieci anni gestisce una cooperativa sociale nel carcere delle Vallette,  è Presidente di Freedhome, la rete che promuove e valorizza l'economia carceraria e che a Torino ha aperto il suo primo store tutto dedicato alle eccellenze produttive degli istituti penitenziari nazionali.
Cambiare il carcere a partire dal lavoro è una grande sfida, difficile. 
Ma se colta, può diventare il modo per garantire più sicurezza nelle città, più risorse umane a disposizione della società facendo girare l'economia con meno sprechi.  
Le imprese sociali che danno lavoro ai detenuti sono presenti in tutta Italia, sviluppando progetti e sinergie positive con i territori, riscoprendo le tradizioni artigianali di cui è ricco il nostro Paese, e valorizzandone le eccellenze eno-gastronomiche - anche patrocinate da Slowfood - con lo scopo di consentire alle persone di individuare traiettorie positive per il loro futuro. 
Le cooperative vogliono insomma ripensare il carcere, come un luogo da cui si esce migliori di come si entra.
Un progetto ambizioso questo, che si deve confrontare con il mercato, le istituzioni e la società civile. 
Ma che può regalare a tutti un futuro diverso , anche risparmiando una buona quota di quei 3 miliardi euro  all'anno che costa oggi il sistema penitenziario in Italia. 
Sarebbe sì un buon affare.
Per tanti motivi quindi il lavoro in carcere è una grande idea, vincente e rivoluzionaria. 
E TED non poteva che darle ossigeno.

 


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